Decreto e dubbi: per basket e volley a meno di deroghe il tampone non basta più. E anche per gli sport all’aperto…

Un decreto e diverse domande “sportive” che non trovano ancora una risposta. La prima le riassume un po’ tutte: l’adozione del green pass rafforzato o super green pass, riservato cioè solo a vaccinati con almeno due dosi e guariti ma non ai semplicemente “tamponati”, significa di fatto un obbligo vaccinale per gli sport al chiuso e anche in modo indiretto per le discipline all’aperto che hanno comunque bisogno di palestre e spogliatoi. Il quesito è già sul tavolo di un’interlocuzione fra ministero della Salute e Dipartimento sport. Di fatto, c’è tempo fino al 10 gennaio, giorno dell’entrata in vigore di questa parte delle disposizioni, per sciogliere il groviglio di punti interrogativi.

“Credo che il Governo stia adottando ogni mezzo per salvaguardare i tifosi”, dice il sottosegretario allo Sport, Valentina Vezzali, arrivando alla cerimonia di consegna dei Collari d’Oro sulla possibilità che venga introdotto l’obbligo di tampone oltre al vaccino per accedere allo stadio

Vezzali: “Tampone ai vaccinati per entrare allo stadio? Non lo escludo”

Ma proviamo a fare ordine. Primo punto: nel comunicato dell’ufficio Sport si parla di green pass rafforzato per “palestre, piscine, sport di squadra” limitatamente ad “attività al chiuso”. Rientrerebbero quindi basket, pallavolo e pallamano, con tutta la loro filiera di campionati, ma anche le discipline individuali, sicuramente quelle di contatto. Bisogna capire se l’attività di vertice potrà usufruire di una deroga, come si è verificato più volte in questi mesi con la famosa eccezione per la preparazione per eventi di interesse nazionale o internazionale, un tessuto con maglie decisamente piuttosto larghe che consentì il proseguimento delle attività per migliaia di tesserati per un largo periodo. Riproporre la deroga sembra difficile anche perché in questo caso la stragrande maggioranza degli atleti di vertice è vaccinata, e pure da tempo.

Nel mondo degli sport professionistici, e quindi del basket ma non della pallavolo, si fa strada una possibile soluzione interpretativa: gli atleti sono lavoratori a tutti gli effetti, e questa condizione li equipara a chi ha ancora il diritto di entrare con un tampone. Ma anche questa lettura viene ritenuta piuttosto faticosa perché sul luogo di lavoro si usa sempre la mascherina e si può rispettare il distanziamento. E il calcio? Come le altre discipline all’aperto, non è direttamente chiamato in causa. Tuttavia, una squadra professionistica (e non solo) utilizza nella sua quotidianità palestre e spogliatoi: a quel punto che fare? In società super organizzate si potrebbero persino ipotizzare zone al chiuso individuali per evitare contatti. Ma è complicato.

Tuttavia, la crescita della curva epidemiologica è un dato che va considerato. Diciamoci la verità: il decreto anti Covid di Natale, rispetto alle premesse, ha risparmiato provvedimenti molto più impattanti verso il mondo del calcio e in generale dello sport. L’idea di chiedere il tampone negativo anche a chi è vaccinato (o a chi è vaccinato con sole due dosi) è stata per il momento congelata. Di fatto c‘è solo l’obbligo di mascherina FFP2 per quanto riguarda la presenza del pubblico (non sono stati toccati i tetti del 75 per cento all’aperto e del 60 al chiuso). Il super green pass è sostanzialmente un modo per allontanare chiusure o riduzioni di attività generalizzate, insomma per evitare il peggio.

FONTE: La Gazzetta dello Sport

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Redazione

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