All’interno di questo articolo conosceremo l’animazione con gli anziani e le attività che vengono svolte sia nei centri che fuori. Valuteremo allo scopo di una maggiore conoscenza i vari metodi e gli esercizi da utilizzare in maniera ampia e variegata, infine valuteremo l’approccio più valido e stimolante per l’anziano.

L’animazione

Leggere questa parola ci rimanda alle strutture ricettive estive e invernali, in cui l’animazione ha il solo fine ludico di intrattenere. Questo è in parte vero, in primis perché all’interno di strutture ricettive come villaggi turistici non vi è solo animazione a scopo di intrattenimento ma anche animazione che si occupa di sport e fitness, in secundis perché “Animazione” significa “conferimento d’anima, vistosa e rumorosa vivacità”, quindi è ben lontana da essere un’attività da svolgere solo in strutture ricettive o similari. Questo concetto si può quindi estendere all’animazione con l’anziano, difatti “Animazione” significa aiutare l’anziano a ritrovare in sé desideri, attese, aspirazioni, emozioni, affetti e favorirne l’espressione e la realizzazione al fine di ottenere maggior benessere.

Le attività di animazione e socializzazione rivolte agli anziani rivestono un ruolo importante all’interno dei Servizi, soprattutto per la loro duplice valenza di favorire autonomia ed integrazione, nonché per la possibilità che offrono di rafforzare il legame tra la persona anziana ed il contesto sociale in cui vive, da cui spesso si distacca.

L’operatore

Oltre a dover realizzare, attraverso il proprio personale, programmi di animazione, di attività motoria, socializzazione, attività occupazionali e ricreative, secondo le linee di indirizzo della struttura o le linee guida generali, l’operatore deve farsi promotore di idee e concorrere attivamente a predisporre progetti ed iniziative, anche integrate, avvalendosi di specifiche competenze professionali.

Le attività proposte devono essere chiaramente “finalizzate”, “dotate di senso” per l’anziano, quindi aderenti al suo vissuto ed alla sua cultura. In specifico le attività, individuali e di gruppo, devono essere strettamente orientate al perseguimento degli obiettivi previsti ed indicati nel progetto assistenziale individualizzato.

Rispetto agli anziani con problemi di demenza e deterioramento cognitivo si dovrà attuare una specifica programmazione per la stimolazione cognitiva e per le attività riabilitative aspecifiche.

L’anziano istituzionalizzato

Con il termine “istituzionalizzare” si intende, in questo contesto, la necessità di ricoverare l’anziano in strutture residenziali assistenziali e/o di cura a lungo termine. Le principali cause dell’inserimento in tali strutture possono essere:

  • Problemi funzionali: difficoltà oggettive di tipo fisico e/o mentale nel prendersi cura di sé (problemi o mancanze nella cura dell’igiene personale, nella preparazione dei pasti, nell’assunzione di farmaci, ecc.), difficoltà nel gestire la casa e il quotidiano;
  • Problemi di tipo economico: difficoltà a rimanere nel proprio alloggio e a gestire il quotidiano per motivi economici;
  • Problemi di salute: presenza di patologie non facilmente gestibili a livello assistenziale e di cura in casa;
  • Problemi di tipo psicologico: difficoltà psichiche ed emotive che comportano insicurezza nella gestione di sé e della casa (ad esempio: paura di cadere, di lasciare acceso il fornello, paura di trovarsi in situazioni di emergenza senza aiuto), senso di solitudine, contrasti familiari.

Urge quindi un approccio di animazione motoria che sia professionale, e non improvvisata, si parla di un’attività che si avvale di metodologie specifiche e di interventi volti a mantenere e a sollecitare le abilità psicologiche, cognitive, sociali e motorie. Essa promuove il benessere della persona nel pieno rispetto dell’unicità dei soggetti coinvolti e facilitando un clima ludico ed emotivamente positivo.

La programmazione

Punto di partenza importante nel lavoro di animazione è la progettazione dei momenti ludico-riabilitativi.

In sintesi, due domande: Come improntare? Cosa stimolare?

  • Utilizzare attività divertenti e di interazione

Ogni qualvolta la persona anziana compie un’attività, di qualsiasi tipo, vengono stimolate abilità cognitive diverse, oltre a quelle maggiormente implicate. Per fare un esempio, se si chiede al soggetto di ricopiare una forma, oltre a stimolare la percezione di quella forma (come è fatta), egli dovrà osservare, concentrarsi, utilizzare un’attenzione continuata, attivare la memoria semantica (il nome di quella forma), eseguire dei movimenti manuali di precisione ed effettuare una coordinazione visuo-motoria.

Intervenire in modo ludico con gli anziani significa evitare di eseguire incontri standardizzati basati sulla performance e sul risultato che si vuole ottenere, ma compiere esercizi progettati o adattati per sollecitare le risorse, cognitive e no, dell’individuo in modo spensierato e divertente.

  • Stimolare la socializzazione e la cooperazione

Sia l’interazione con l’operatore, sia l’esercizio di per sé e il contesto creano i presupposti per esercitare anche le abilità sociali. Non a caso, molte attività generalmente sono svolte in gruppo in modo che le persone possano interagire a aiutarsi fra loro; in questo modo si facilita la socializzazione, la percezione dell’altro e il rispetto dei tempi nell’interazione. Non serve complicare le cose perché gli anziani, se attorno a loro viene creato un ambiente che stimoli l’interazione, si confrontano, si parlano e si sostengono. È importante soprattutto l’aiuto che si danno reciprocamente e che stimola maggiore conoscenza e accettazione reciproca.

Ovviamente l’operatore professionale deve essere sempre attento a evitare scambi di giudizi inopportuni, che a volte possono emergere soprattutto fra anziani con demenza o caratterialmente più inflessibili.

  • Suddividere le attività in base alla tipologia dei giochi e non alle abilità residue: lavorare quindi con gruppi di anziani dai livelli di abilità diversi. Soprattutto negli istituti per anziani, l’utenza è molto eterogenea e ciò che serve all’operatore non sono attività prettamente specifiche, ma “giochi” utili per le diverse abilità residue delle persone in età senile, le quali, pur nella loro differenza di risorse, partecipano assieme alle attività.

Le attività sociali

Sollecitare la funzione sociale dell’anziano, creando momenti di confronto con altre persone in cui egli possa trasmettere le sue conoscenze, è un tipo di apporto che andrebbe sempre svolto. Chiedere alla persona anziana di controllare il bambino quando dorme, di spiegare una certa ricetta, di insegnare come poter tagliare al meglio le rose, solo per fare alcuni esempi, significa non soltanto interagire con lui ma anche riconoscergli che ha ancora una funzione sociale importante.

Esempi di attività sociali:

  • Svolgere attività operative (pitturare, piegare gli indumenti, annaffiare, apparecchiare), che fanno sentire l’anziano utile, impegnato, e aumentano positivamente il suo umore e la sua autostima. (ADL, IADL);
  • Tornei sportivi, in cui la socializzazione è insita nello sport; Tornei di carte, scacchi, dama, giochi da tavolo;
  • Corsi di ballo, per gli anziani che non hanno più avuto occasione ma che amano tanto i balli popolari, e amano insegnarli (Social+). Prendere in considerazione la possibilità di organizzare serate a tema sul ballo;
  • Corsi di cucito, pittura e bricolage, i nostri anziani sono pieni di arte, di sapere, di maestria, proporre un lavoro a maglia, in gruppo o individuale, fare insieme una coperta, o un maglione per il nipotino; questo porterà notevoli risvolti positivi nel benessere generale degli anziani;
  • Story telling, organizzare una serata, un pomeriggio in cui ci si lancia una palla o un peluche e a turno si racconta una storia, un aneddoto, porterà gioia ed emozione all’ambiente con un risvolto sociale e relazionale impareggiabile;
  • Gite, escursioni, laddove possibile, ma anche semplicemente accanto alla struttura, o nel giardino della stessa, porterà innumerevoli benefici all’anziano.

Le attività dinamiche

Sono attività che possono essere effettuate individualmente o in gruppo e sono mirate a sollecitare il movimento, non in modo terapeutico, la coordinazione visuo-motoria e le relazioni interpersonali. Stimolare il movimento è molto importante per gli anziani, ovviamente con le dovute precauzioni e limitazioni, dato che spesso tendono a diminuire molto il moto e l’eterogeneità della gestualità, soprattutto se sono in carrozzina.

In questo senso, è bene introdurre il concetto di Fine Motor Skills, ovvero abilità motorie fini. Esse comprendono tutto ciò che riguarda il controllo e la coordinazione della muscolatura distale delle mani e dei piedi. Ma non solo, in senso lato comprendono il Controllo Posturale e la Propriocezione.

Le abilità specifiche attivate:

A) A livello di movimento – Movimenti di parti del corpo;

B) A livello psicosociale – Esercizi volti a stimolare la socializzazione – Esercizi volti a stimolare la conoscenza di sé e dell’altro – Esercizi volti a stimolare la percezione di sé e del proprio ambiente -Esercizi volti a stimolare il benessere e il relax;

C) A livello cognitivo-corporeo – Attenzione visuo-motoria: prova della capacità di mantenimento e di focalizzazione dell’attenzione collegata al movimento degli arti – Percezione del proprio corpo -Percezione tattile

Se con attività dinamiche vogliamo riferirci ad attività dinamiche di tipo motorio, tenendo presente quanto detto prima, gli esercizi a sfondo ludico da poter proporre sono:

  • Risveglio muscolare, per iniziare la giornata con il piede giusto;
  • Giochi di equilibrio;
  • Tiro a canestro, adattato a tutti, con un foglio accartocciato da lanciare anche da seduti, la bravura dell’operatore sta nel rendere questo momento un successo col fine di “allenare” l’anziano divertendosi;
  • Tiro a canestro invertito, si invertono i ruoli tra chi lancia e chi mantiene il cesto, possibilmente un anziano con un anziano;
  • Brain gym, fare esercizi cognitivi camminando, quiz in movimento;
  • Bocce;
  • Bowling, (adattato agli anziani e al contesto, visti in precedenza);
  • Palla in cerchio, con un cerchio di sedie, calciare la palla provando a farle uscire dal cerchio

Invecchiamento attivo e animazione motoria

Quale è quindi l’approccio migliore? Difficile dirlo, ma sicuramente non si sbaglierà se si punta sull’invecchiamento attivo, sulla prevenzione, sul mantenimento delle autonomie (intese anche come spazio di autodeterminazione), sulla riabilitazione che impedisce l’aggravamento di taluni stati, sul recupero psico-fisico, sul mantenimento delle relazioni sociali e delle capacità creative.

Molto spesso le attività di animazione rivolte all’anziano istituzionalizzato sono concepite alla stregua di puro intrattenimento, e sono viste come residuali rispetto al lavoro di “cura” sanitaria; in realtà tali pratiche sono destinate a rappresentare, negli anni a venire, un investimento da parte delle istituzioni per migliorare la qualità dei servizi, ma soprattutto per mantenere in salute, il più a lungo possibile, le persone di cui sono chiamate ad occuparsi, con un risparmio in termini economici, sociali e di sofferenza non trascurabili.

 “L’ultima creatività consente di offrire l’altro volto della vecchiaia e del suo definirsi, quello della serenità […]. Si può invecchiare creando, completando la propria vita, valorizzando le esperienze positive, afferrando la vita […]” – Cristini Carlo, Cesa-Bianchi Marcello

A cura di

Dott. Gianluca Montaruli

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