È con un progetto dedicato alla telemedicina che durante la pandemia di Covid-19 si aiutano i pazienti di malattie complesse, come quelle dei bambini che soffrono di patologie neuromuscolari. L’iniziativa rientra nell’ambito di “Contactless, nessun luogo è lontano”, che ha avviato la Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma.

È questo quanto emerge dal secondo appuntamento ANSA INCONTRA sul tema delle donne e delle patologie neuromuscolari, diffuso su ANSA.IT. L’iniziativa rientra nel progetto Donnenmd, un percorso di formazione e informazione promosso dal Centro clinico Nemo di Roma in collaborazione con la Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs.

“Le famiglie che hanno in casa pazienti con malattie neuromuscolari hanno molta più paura del Covid perché le problematiche respiratorie sono molto importanti – spiega Marika Pane, direttore clinico dell’area pediatrica del Centro Nemo. Ciò che consigliamo loro è di seguire bene le norme di prevenzione del contagio”. “Nella fase emergenziale abbiamo cercato di mantenere le terapie salvavita, quelle sperimentali e quelle necessarie – aggiunge – Ma per i pazienti cronici che non avevano urgenza di venire in ospedale, abbiamo avviato il progetto Contactless, nessun luogo è lontano, con il quale creiamo un servizio di telemedicina a diversi step”.

Contattiamo la famiglia tramite un App messa a punto dalla Fondazione Gemelli, garantendo la nostra presenza a distanza, a seconda della necessità e delle esigenze dei pazienti. Inoltre, abbiamo creato più di 80 video divulgativi per le famiglie per insegnare loro anche come fare la fisioterapia – prosegue Pane – Non volevamo assolutamente che i nostri pazienti si sentissero soli, ecco perché abbiamo pensato come questo progetto potesse farli realmente sentire vicini al nostro continuo aiuto”.

“Abbiamo attivato un percorso di ‘parent training’ da remoto – prosegue Daniela Chieffo, psicologa e psicoterapeuta del Servizio di psicologia ospedaliera, del Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs, oltre che docente di psicologia generale all’Università Cattolica– Ogni volta che si incontrano le famiglie affrontiamo temi specifici. Con la condivisione troviamo una buona sintonizzazione con loro. La capacità di esprimere le proprie emozioni sta aiutando a interpretare il vissuto del Covid”. (ANSA).

A cura di
Redazione

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