Il Coronavirus sta mettendo a durissima prova anche il mondo del pallone. “Covid, stipendi a rischio”, titola in prima pagina il Corriere dello Sport, che poi aggiunge: “Mentre il contagio dilaga, il calcio fa i conti con la crisi. Il buco s’allarga, 400 milioni di perdite: 15 club non possono pagare.
Figc e Lega al lavoro per trovare soluzioni: concessa la proroga fino a inizio dicembre per gli emolumenti di settembre. Serve un taglio delle tasse: pressing sul governo”.

Serviva una pandemia per farci aprire totalmente gli occhi. Un buco di 600 milioni entro la fine della stagione 2020-2021, 400 dei quali solo a dicembre, due terzi delle perdite derivano dalla mancanza di entrate derivanti dalla vendita dei biglietti, il resto dalle sponsorizzazioni perdute. Entro il 16 novembre i club devono pagare gli stipendi di settembre, questa la madre di tutte le scadenze e 15 club su 20 non sono in grado di farlo.

I conti del calcio italiano erano già indecenti prima di marzo, alcune società risultavano tecnicamente fallite ma tenute in piedi con le mollette federali: il virus ha dato il durissimo colpo finale. Nella stessa condizione, se non peggio, si trovavano naturalmente gli altri sport professionistici, i quali non possono fare affidamento sulle televisioni.

È innegabile che i principali responsabili dello sfascio siano i presidenti, ovvero chi i denari li mette e, non sono esenti da colpe i “richiedenti” – calciatori, allenatori, agenti – e anche la stampa che per anni ha invocato grandi acquisti, spese mostruose e fuori controllo.

Tutti i componenti, dai presidenti ai giocatori passando per gli agenti, sono sotto accusa, ma adesso serve pensare alle soluzioni.
Il 16 novembre scade il termine per pagare le mensilità arretrate dal periodo di lockdown, ma secondo quanto si legge sul Frankfurter Allgemeine Zeitung, quotidiano tedesco, molte squadre di Serie A non hanno i soldi necessari.

Insomma, il calcio è una delle tante aziende in crisi e, sono allo studio 2 possibili soluzioni: una rateizzazione molto ampia per la stagione 2020-21, che presupporrebbe un nuovo accordo con i giocatori e, una pax fiscale con il governo, che rinuncerebbe alla tara lasciando alle squadre la possibilità di pagare solo lo stipendio netto ai calciatori.

A cura di
Redazione

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