Gennaio 2021 sarà un mese chiave per il futuro dello sport italiano. Sul Comitato Olimpico Nazionale Italiano pende la spada di Damocle del Comitato Olimpico Internazionale che sembra non più intenzionato ad attendere i tempi del Governo italiano. “Il CONI, ad oggi, manca di autonomia, è stato svuotato delle proprie competenze e pertanto viola la Carta Olimpica“, dicono ormai con insistenza a Losanna, città olimpica, sede del CIO.

Il 27 gennaio potrebbe essere una data storica, ma in negativo, per lo sport del Bel Paese. I membri dell’Esecutivo del CIO molto probabilmente al punto ‘Noc’s’ (Comitati olimpici nazionali) discuteranno della situazione italiana che si protrae da ormai due anni. Il presidente del CONI, Giovanni Malagò aveva detto “stiamo scherzando col fuoco”, a più riprese aveva sollevato la spinosa questione anticipando la possibile sanzione che, allo stato attuale, pare essere quasi certa.

Altri ultimatum l’Esecutivo presieduto da Thomas Bach – a fine settembre aveva avuto un botta e risposta a distanza con il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora – non sembra intenzionato a darne anche perché il prossimo Esecutivo sarà a metà marzo a margine della Sessione che rieleggerà Bach numero uno del CIO.

Negli ultimi giorni del 2020 il ministro Spadafora aveva lasciato intravvedere ad un’apertura ma al CIO serve una legge approvata entro il 27 gennaio perché, per accordi verbali e promesse, siamo ormai fuori tempo massimo. Sulla vicenda è interessato anche il premier Giuseppe Conte.
CONI sospeso significherebbe che alle Olimpiadi di Tokyo non ci sarebbe la bandiera italiana, non verrebbe suonato l’Inno di Mameli (in caso di vittoria), le divise non potranno riportare la scritta ‘Italia’ e le medaglie rientrerebbero nel serbatoio degli Independent Olympic Athletes (Ioa).

Nessuna squadra, nessun dirigente, nessun giornalista (il CIO non rilascerebbe accrediti ad un Comitato olimpico sospeso) ma solo atleti qualificatisi in forma individuale. Le sanzioni, in questo caso per la violazione all’articolo 27 della Carta Olimpica, (“i Comitati olimpici nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche”) sono regolate nel capitolo 6 con lunghi e laboriosi iter per arrivare alla redenzione.

Nel frattempo, tra gennaio e marzo si concluderanno le elezioni federali per il prossimo quadriennio olimpico. Delle 44 federazioni nazionali sotto l’egida del CONI, la metà esatta (22) hanno riconfermato il presidente uscente. Non andranno alle elezioni le due federazioni degli sport invernali, Federsci e Federghiaccio e quindi all’appello ne mancano 20.

La prima federazione che nel 2021 andrà alle urne sarà il Tiro con l’Arco il 23 e 24 gennaio a Roma con due candidati, Paolo Poddighe e il presidente uscente (dal 2001) Mario Scarzella. Il 23 elezioni anche per la Federazione Pentathlon Moderno con ben cinque candidati: Enzo Arus, Fabrizio Bittner, Camillo Franchi Scarselli, il presidente uscente Valter Magini e Attilio Parisi.

La Federazione Danza Sportiva eleggerà il nuovo presidente il 30 a Fiumicino. Il presidente uscente Michele Barbone non si ricandiderà e quindi la sfida sarà tra Antonio Antolini, Giovanni Costantino, Giuseppe Guaragnella ed Enzo Resciniti. Domenica 31 grande attesa per l’esito dell’assemblea elettiva della Federazione di Atletica Leggera che eleggerà il successore di Alfio Giomi. Candidati sono Roberto Fabbricini, Stefano Mei e Vincenzo Parrinello.

Febbraio si aprirà con le elezioni della Federazione Canottaggio il 6 e 7 a Roma con il presidente uscente Giuseppe Abbagnale candidato unico. Dopo il rinvio di novembre, il 13 febbraio elezioni della Federazione Cronometristi: candidati Gianfranco Ravà, presidente in carica, ed Antonio Cosimo Rondinone.

La Federciclismo eleggerà il successore di Renato Di Rocco il 20 e 21 febbraio nel corso dell’assemblea elettiva prevista a Fiumicino (le candidature si chiuderanno il 12 gennaio). Sempre il 21, tocchera’ al ritorno alle urne della Federazione hockey (a Ostia). Il 22 sarà il giorno delle elezioni della Federcalcio: il presidente uscente Gabriele Gravina si ricandida.

Il 27 sarà la volta del rinnovo dei consigli federali della Federazione Judo Lotta Karate Arti Marziali (Fijlkam) e della Federazione Pugilistica (Vittorio Lai non si ripresenta). Lo stesso giorno al PalaCongressi di Rimini si terrà l’assemblea elettiva della Federazione pallavolo che dovrà eleggere il successore di Bruno Cattaneo.

Il 28 all’Auditorium Parco della Musica di Roma il presidente Giorgio Scarso lascia la Federscherma e quindi dovrà essere eletta una nuova guida. Il mese di marzo si aprirà con le elezioni della Federazione Tennistavolo nelle giornate del 6 e 7: due i candidati, Marcello Cicchitti e il presidente uscente Renato Di Napoli.

Il 13 alla Nuova Fiera di Roma sono programmate le elezioni della Federazione Rugby e il 13 a Chianciano Terme quelle della Federazione Discipline Armi Sportive da Caccia. In fase di definizione le assemblee di AeroClub, Squash, Triathlon e Unione Tiro a Segno. Per quando concerne le discipline associate,

il 31 gennaio Leoluca Orlando è il candidato unico alla presidente della Federazione di football americano e il 13 febbraio il mono del tamburello andrà alle urne. Alla giuda della Federazione Arrampicata Sportiva e’ stato rieletto Davide Battistella.

Il 13 maggio a Milano sono in agenda le elezioni del CONI nazionale. Attualmente sono due i candidati, il presidente in carica Giovanni Malagò e la sfidante Antonella Bellutti, bi-campionessa olimpica nel ciclismo su pista. Alle elezioni nazionali i grandi elettori saranno i 44 presidenti federali, i nove rappresentanti degli atleti, i quattro tecnici, i sei delegati regionali e provinciali, i tre delle discipline associate.

Esprimeranno il loro voto anche un dirigente delle associazioni benemerite, il presidente uscente, e il membro del CIO, Ivo Ferriani. Dovrebbero votare anche cinque rappresentanti degli enti di promozione ma questo dipenderà da eventuali modifiche di legge. Tra le novità più significative, quella dell’elezione di 4 membri su 13 che in Giunta nazionale devono essere di genere diverso e di 10 su 28 eletti sempre di genere diverso in Consiglio.

A cura di
Redazione

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