L’ADHD rappresenta una condizione neuro-biologica caratterizzata da un livello inadeguato di attenzione, concentrazione, attività, distrazione e impulsività e costituisce uno dei disturbi mentali più frequenti in età evolutiva, tanto da rendere difficoltoso il normale sviluppo e la sua integrazione sociale.
Spesso la patologia persiste durante l’adolescenza e l’età adulta, manifestandosi sotto forma di ambizioni frustrate e disagio emotivo.

I ragazzi affetti trovano difficoltoso, in particolare, lo svolgimento di compiti prolungati nel tempo o compiere attività che richiedono l’apprendimento e l’elaborazione di informazioni.
Spesso l’atteggiamento di un ragazzo con ADHD, che può risultare inappropriato in rapporto allo sviluppo cognitivo raggiunto, è accompagnato da episodi di tipo depressivo: hanno poca autostima, si sentono inadeguati ed incapaci, hanno una percezione di sé estremamente negativa e vivono una sorta di emarginazione sociale.

I sintomi si possono classificare in primari e secondari. I primari sono:

  • Iperattività motoria;
  • Impulsività;
  • Disattenzione;
  • Comportamento oppositivo-provocatorio.

I sintomi secondari sono:

  • Bassa autostima;
  • Difficoltà relazionali;
  • Difficoltà scolastiche;
  • Disturbi ansiosi;
  • Incapacità di concentrarsi su compiti prolungati.

Cause del disturbo
Una specifica causa dell’ADHD non è ancora nota. Vi sono cause genetiche (circa il 75% dei casi), morfologia cerebrale, fattori prenatali, perinatali o traumatici, fattori ambientali come l’esposizione ad alcol e fumo durante la gravidanza, infezioni prese durante la gravidanza, ecc…
I ricercatori ritengono che alcuni bambini affetti da ADHD abbiano una carenza di determinati neurotrasmettitori, vale a dire le sostanze chimiche che aiutano il cervello a controllare i comportamenti.

L’ADHD colpisce il 3-5% di tutti i bambini (i maschi in misura 2/3 volte superiore rispetto alle femmine).
I sintomi fanno il loro esordio normalmente prima dei 3 anni.

Come diagnosticarla?
Si è in presenza di inattenzione se sono presenti almeno 6 dei seguenti sintomi:

  • Difficoltà a mantenere l’attenzione;
  • Sembra non ascoltare quando gli si parla;
  • Non porta a termine gli incarichi;
  • È sbadato;
  • Ha difficoltà nell’eseguire attività che richiedono una certa cura;
  • Perde spesso ciò che gli serve;
  • Si distrae da stimoli poco importanti;
  • Evita impegni che richiedono una sforzo mentale continuo, come ad esempio i compiti di scuola.

Mentre si è in presenza di iperattività se presenti almeno 6 dei seguenti sintomi:

  • Da seduto non riesce a stare fermo;
  • È irrequieto;
  • Ha difficoltà a giocare o ad intrattenersi tranquillamente;
  • Sembra instancabile;
  • Parla continuamente;
  • Non riesce ad aspettare il proprio turno;
  • Risponde prima che la domanda sia terminata;
  • Si intromette nelle conversazioni altrui.

Si può intervenire in ambito motorio?
Un fattore che può mettere a rischio lo sviluppo armonico, è l’emarginazione sociale da parte dei coetanei. Infatti, la scuola e lo sport, hanno il compito di favorire l’integrazione e sviluppare la socializzazione, creando le condizioni affinché ci sia autocontrollo e autoregolazione.
L’esercizio fisico può essere utilizzato secondo numerose attività terapeutiche. L’attività fisica stimola infatti la precisione e lo sviluppo motorio ed inoltre scarica l’energia.
Inoltre, pratica attività sportive all’interno dell’ambiente scolastico, permetterebbe loro di confrontarsi con i coetanei ed avere i primi successi personali, i quali sono fondamentali per costruire una migliore immagine di sé.

Due sport molto utili possono essere: il tiro con l’arco e l’arrampicata sportiva. Il tiro con l’arco stimola il controllo muscolare e impara a gestire il proprio corpo favorendo l’attenzione. L’arrampicata sportiva sviluppa l’equilibrio, l’agilità e il movimento finalizzato a uno scopo preciso. Inoltre, favorisce i processi cognitivi poiché bisogna scegliere il percorso migliore, mantenendo un livello di attenzione adeguato a memorizzare i passaggi e gestire lo sforzo.
Vi sono poi: terapie comportamentali, cambiamenti dello stile di vita, interventi clinico-psicologici, farmaci.


A cura di
Dott.ssa Marta Doria e Dott. Gianmaria Celia

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