Vi siete mai chiesti se il vostro peso è ottimale rispetto al vostro corpo?
Un criterio antropometrico di valutazione è il calcolo del BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea), il quale mette in relazione il peso espresso in Kg e l’altezza al quadrato, espressa in m2.

Dal risultato di tale relazione, si possono avere 4 differenti categorie di soggetti, con differenza tra uomo e donna:

  • Sottopeso;
  • Normopeso;
  • Sovrappeso;
  • Obeso.

Facciamo un esempio: se il vostro peso è di 80Kg e siete alti 1,85m, il vostro BMI è uguale a: 80/ (1,85 x 1,85) = 23,4. In questo vi collocherete nella fascia di normopeso.

Essendo un metodo di valutazione generale ha dei limiti, poiché non tiene in considerazione della massa muscolare e quindi della composizione corporea del soggetto, per cui ci si potrebbe trovare davanti alla situazione in cui, un soggetto obeso abbia lo stesso BMI di un soggetto sano.

I ricercatori della Oxford University hanno aggiornato il calcolo del BMI con una nuova formula che individua la quantità di grasso effettiva del proprio corpo.
“Si tratta di una stima approssimativa che non tiene conto dei soggetti con altezze inferiori o superiori alla norma” spiega Nick Trefethen docente di analisi numerica all’Università di Oxford e autore del nuovo meccanismo di calcolo.

Il nuovo calcolo, che presenta maggiori complessità rispetto al precedente si realizza così:
1,3 X per il peso del soggetto = il risultato deve essere diviso per l’altezza, elevato a 2,5.
Facciamo un esempio: se il vostro peso è di 80 Kg e siete alti 1,85m:
1,3 X 80 / (1,85) 2,5 = 104 / 4,625 = 22,48. In questo caso vi collocherete nella fascia normopeso.

“Con il metodo classico le persone basse pensano di essere più magri del reale e i molto alti credono di essere più grassi di quanto non siano in realtà”.

Con il nuovo calcolo, chi misura meno di 1 metro e 52 guadagna 1 punto di BMI (e risulterà quindi più grasso) chi si avvicina ai 2 metri di altezza perde 1 punto (risultando quindi al calcolo con meno grasso).

A cura di
Dott.ssa. Marta Doria e Dott. Gianmaria Celia

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