Una variante tecnologica del training autogeno è il biofeedback, tecnica mediante la quale si informa in tempo reale il soggetto su alcune sue funzioni fisiologiche a relative modificazioni, rappresentandogliele attraverso normali canali sensori quali la vista, l’udito e il tatto.
Il termine “Feedback”, che letteralmente significa “alimento di ritorno”, fu coniato dal matematico Nobert Wiener per designare un metodo di controllo di un qualsiasi sistema, consistente nel rinviare a questo i risultati della propria prestazione.
Il principio si basa sulla legge della reafferenza (informazione di ritorno) di P.K. Anochin secondo la quale “ogni sistema funzionale (che è stato formato, o si è sviluppato per mantenere un certo grado di efficacia) non può esistere se non gli affluisce alcuna segnalazione di ritorno sul grado di utilità dell’effetto raggiunto”.
In fisiologia, secondo Anochin, viene definita afferenza un processo di assunzione di informazione da parte degli organi di senso e la loro trasmissione alle centrali di controllo; reafferenza le informazioni di ritorno, messaggi in feedback, cioè informazioni sullo svolgersi del movimento, trasmesse per via afferente.

La tecnica sfruttando le risorse dell’elettronica, si basa sull’importanza della corretta presa di coscienza da parte del soggetto di un determinato stato fisiologico.
Il biofeedback trova impiego in una vastità di processi fisiologici essendo capace di regolare, mediante autocontrollo del soggetto, la coordinazione e il dosaggio della contrazione muscolare, il ritmo cardiaco, la pressione arteriosa, la funzione respiratoria, l’acidità gastrica, fenomeni considerati non suscettibili di un controllo consapevole.
Lo squilibrio di un processo fisiologico può essere riequilibrato attraverso:

  • L’acquisizione di nuovi modelli di risposta;
  • Il cambiamento dei modelli preesistenti;
  • L’apprendimento monitorato delle funzioni fisiologiche.

Si tratta di apprendere a controllare, con un’attività percettiva, i potenziali d’azione muscolari mediati dal sistema nervoso. Tale apprendimento comporta la modifica di un comportamento la cui â€œstabilità funzionale” viene raggiunta tramite un sistema retroattivo. L’attuale sistema per retroagire è il feedback; per lo studio della dinamica muscolare viene utilizzato il feedback elettromiografico.
Questo consiste nell’analizzare, tramite elettromiografia, la condizione di un gruppo muscolare prelevandone i segnali(potenziali di azione muscolare) per trasmetterli al soggetto con lo scopo di fargli apprendere a modificare volontariamente la funzione del muscolo â€œcontrollato”. 
Quindi il cervello invia impulsi al muscolo, la strumentazione li rileva e li rinvia al cervello che elabora la nuova modalità di esecuzione. La risposta fisiologica dà origine ad un segnale che influenza l’emissione di una risposta e permette al soggetto di migliorare la precisione di controllo. Il soggetto, cioè, avendo l’informazione immediata, tramite il segnale di uscita fornito dall’apparecchio elettronico, è in grado di apprendere un autocontrollo su tale risposta, modificando il segnale di entrata.
Dal soggetto viene prelevato il segnale fisiologico che interessa modificare (riportarlo alla norma), per mezzo del trasduttore.

Scheda generale del Biofeedback

Il segnale prelevato Ã¨ sempre un segnale complesso che deve essere amplificato (amplificatore del segnale). Il segnale complesso viene elaborato (elaboratore del segnale) e trasformato in segnale semplice.
Il monitor (visualizzatore del segnale) fa in modo che il soggetto riceva segnali feedback integrati con quelli originali. I segnali feedback vengono ricevuti da ingressi sensori del soggetto (vista, udito, ecc.), il quale attraverso strategie proprie del suo organismo può innescare un processo di modifica del segnale in modo continuo fino a riportare le variabili biologiche sotto controllo entro i limiti normali.

A cura di
Dott.ssa Marta Doria e Dott. Gianmaria Celia

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