Per perdere peso bisogna mangiare meno e muoversi di più: è quanto consigliano le linee guida dietetiche per gli americani 2020-2025, che sostengono che per combattere l’obesità (da cui è affetto quasi uno statunitense su due) «è necessario ridurre il numero di calorie ingerite e aumentare il tempo dedicato all’attività fisica». Tuttavia, secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition questo non sarebbe l’approccio migliore: la chiave non sta nel mangiare meno, ma nel mangiare correttamente, evitando cibi ad alto indice glicemico.

Segnali sbagliati

Quello descritto dai 17 esperti internazionali che hanno partecipato allo studio è il modello dietetico carboidrati-insulina, secondo il quale i principali colpevoli dei nostri chili di troppo sarebbero i cibi ricchi di carboidrati raffinati e facilmente digeribili. Quando assumiamo questi alimenti il corpo aumenta la secrezione di insulina (che abbassa la glicemia nel sangue) e diminuisce la secrezione di glucagone (che alza la glicemia): le cellule di grasso iniziano perciò a immagazzinare più calorie, lasciandone meno disponibili per i muscoli e altri tessuti attivi dal punto di vista metabolico. Il nostro cervello percepisce che il corpo non sta ricevendo sufficiente energia, il metabolismo rallenta (per cercare di conservare l’energia necessaria) e noi abbiamo ancora fame!

L’Italia è al penultimo posto in Europa per tasso di obesità nella popolazione adulta (dati riferiti al 2016). Una classifica in cui è meglio arrivare ultimi.

Qualità dei cibi

La chiave per combattere l’obesità non è dunque focalizzarsi su quanto mangiamo, ma su cosa mangiamo: «Diminuire il consumo di carboidrati a rapida digestione, sempre presenti nelle diete a basso contenuto di grassi, riduce a sua volta la tendenza del corpo a immagazzinare grasso», spiega David Ludwig, coordinatore dello studio: «così facendo, le persone perdono peso con meno fatica e patiscono meno la fame».

FONTE: Focus

A cura di
Redazione

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