Dall’inizio dell’emergenza sanitaria la Uisp – Unione Italiana Sport Per tutti è sempre stata sul crinale tra responsabilità verso il bene primario della salute di tutti e il dovere di rappresentanza di un intero settore.
Ma dopo l’ultimo DPCM, Antonio Iannetta, in rappresentanza del Comitato di Milano e in concerto con Uisp Nazionale, afferma con forza il suo “no alle incongruenze che emergono rispetto ai diversi comparti che interessano le nuove misure. Non può essere ancora lo sport a pagare le conseguenze delle scelte di un Governo che nei mesi di tregua dati dal virus non è stato capace di organizzare adeguati strumenti di prevenzione. Specialmente dopo aver imposto ingenti sforzi economici alle società e associazioni sportive al fine di poter riaprire, garantendo così i migliori protocolli di prevenzione ai propri sportivi”.

“Lo sport, quello di base soprattutto, ha una valenza trasversale nelle politiche pubbliche a partire da quelle per la salute, ma è altrettanto economia sociale, opportunità di lavoro, con pari dignità rispetto alle altre realtà produttive del Paese.
Gli investimenti che il nostro mondo ha fatto per garantire la sicurezza e la salute dei praticanti e dei cittadini non possono non essere presi in considerazione. Lo sport di base è davvero in ginocchio e con lui cadrà una parte importante del tessuto sociale italiano”.

Uisp chiede fin da subito interventi consistenti sul piano delle risorse da allocare, che possano ristorare tutto il comparto sportivo.

Ribadisce inoltre con forza la domanda che già è stata fatta alle Istituzioni locali e che ora viene portata al Governo. Cosa è stato fatto nei mesi estivi per arrivare preparati alla seconda ondata? Quali sono stati i protocolli di tracciamento e prevenzione che sono stati messi in atto?
Ci chiediamo perché ancora oggi non ci siano dei presidi territoriali per assistere i cittadini in materia di sicurezza sanitaria o non si sia pensato a un sistema di test rapidi per chi vuole praticare attività sportiva all’interno di società e associazioni.
Arrivare a imporre questo lockdown dello sport è un fallimento delle politiche nazionali.

“Come già proposto a aprile, ribadiamo ancora la proposta di trasformare l’area EXPO di Milano, più di 1 milione di metri quadri, in una zona dedicata alla ricerca scientifica, allo sviluppo della telemedicina e alla creazione di luoghi per l‘ospedalizzazione specifica ai virus.

Ma anche luogo di accoglienza e residenza per i malati di diverso grado (quello che si può definire “assistenza attiva”). Si potrà inoltre favorire l’insediamento di strutture per la produzione di dispositivi di protezione e per lo sviluppo di nuove tecnologie al servizio del contrasto alla diffusione del virus”.

A cura di
Redazione

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