Si chiama “Metscore” ed è un calcolatore che permette di valutare il rischio di insufficienza renale nei pazienti che soffrono di diabete di tipo 2.
Lo studio è stato condotto in Puglia ed è frutto di una ricerca presentata dai giovani ricercatori della Società italiana di diabetologia al 56° congresso annuale dell’Easd, la European Association for the Study of Diabetes.

La ricerca vede la firma dei ricercatori della Fondazione Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dell’Helmholtz Zentrum di Monaco, dell’Università di Bari e della Sapienza di Roma.


Circa il 40% dei pazienti con diabete tipo 2 sviluppa una progressiva riduzione del Gfr, il filtrato glomerulare, con ripercussioni importanti sulla qualità e l’aspettativa di vita. Negli ultimi anni, il trattamento dei pazienti con questa forma di diabete e ridotta funzione renale è cambiato, grazie alla disponibilità di nuovi trattamenti farmacologici dell’iperglicemia.
Tuttavia, ciò che manca ancora è la possibilità di migliorare la capacità di individuare i pazienti più a rischio ai quali riservare queste terapie il prima possibile. Alcuni metaboliti, ovvero prodotti del processo di metabolismo, sono stati validati per creare un punteggio di rischio (Metabolite risk score, MetScore) che è stato usato come strumento per migliorare la predizione di ridotto Gfr di un modello clinico costituito da variabili facilmente reperibili (età, sesso, indice di massa corporea, emoglobina glicata e albumina/creatinina).

“Il Metscore – spiega Maria Giovanna Scarale, del Laboratorio di Diabetologia ed Endocrinologia dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo – consente infatti di individuare con maggior precisione i soggetti con diabete che andranno incontro a insufficienza renale ingravescente”.
“I risultati di questa ricerca – commenta Claudia Menzaghi, dirigente biologa della Fondazione di San Giovanni Rotondo – indicano come la misurazione dei livelli di alcuni metaboliti e soprattutto il loro uso combinato, accresca la capacità data dalle caratteristiche cliniche dei singoli pazienti di predire chi di essi sia a rischio di un basso filtrato glomerulare. L’aggiunta dei metaboliti ha migliorato la capacità predittiva del modello clinico in oltre il 40% dei pazienti”.

Per Agostino Consoli, presidente eletto Sid, “lo studio dei colleghi di San Giovanni Rotondo si inserisce nel contesto di quelle preziose ricerche volte a capire in anticipo su chi sia utile e necessario intervenire per prevenire lo sviluppo di malattie o complicanze”. (ANSA)

A cura di
Redazione

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