Il sitting volley o pallavolo da seduti, fa parte dei giochi sportivi “adattati” per favorire l’integrazione di soggetti con disabilità.

L’obiettivo del gioco è di inviare la palla sopra la rete in modo che cadi sul campo avversario dopo aver superato la rete. I giocatori sono seduti sul pavimento, disposti come nella pallavolo, su 2 linee.
Le regole, le attrezzature possono essere modificate a seconda delle esigenze e del tipo di disabilità.
All’interno del campo ci si può muovere utilizzando gambe e braccia.

Tramite un sorteggio iniziale, si assegna rispettivamente alle due squadre il campo e il servizio, cioè la battuta iniziale di ogni azione, in cui un difensore lancia la palla nel campo avversario utilizzando il braccio. L’azione si conclude quando la palla tocca terra o finisce fuori dal campo

I giocatori sono seduti sul pavimento, disposti, come nella pallavolo, su due linee (prima e seconda). Per ogni azione, la squadra ha a disposizione 3 tocchi, escludendo l’eventuale tocco del “muro” e, la palla non può essere trattenuta.

Una squadra è composta da 12 giocatori, ma solo 6 di essi scendono in campo con gli stessi ruoli della pallavolo.
La partita si vince conquistando almeno 3 set su 5 da 25 punti.

Si gioca in un campo 10×6 m, diviso dalla rete in due metà. La linea di attacco, si trova a due metri dalla rete.
La rete è alta 115 cm per i maschi e 105 cm per le femmine.

L’attrezzatura utilizzata è una palla, di colore bianco con una circonferenza di circa 65 cm. Inoltre, se si tratta di una partita ufficiale, ogni giocatore deve indossare pantaloni lunghi.

I giocatori sviluppano le proprie abilità, considerando il passaggio della palla sia per l’altezza sia per la velocità al palleggiatore. I giocatori di seconda linea devono difendere i palloni attaccati dagli avversari e passare la palla per l’alzatore, ma non possono attaccare in prima linea.
La squadra può anche decidere se passare il pallone o se attaccare nel campo avversario.

Questo è il favoloso mondo del Sitting Volley.

A cura di
Dott. Gianmaria Celia e Dott.ssa Marta Doria

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