Etica: di cosa stiamo parlando?
C’è chi pensa l’etica: “bella ma impossibile!”. Altri, invece, affermano: “l’etica, gran bei discorsi ma astratti, la gente guarda al concreto della vita e nella vita conta il risultato!”. Per “Etica”, invece, si intende, l’insieme dei capisaldi, dei punti di riferimento che ciascuna persona deve avere per umanizzarsi sempre di più, insieme agli altri e nel caso dello sport insieme a tutti coloro che praticano attività sportive.       

Che nesso ha tutto ciò con il calcio?   
“Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio”, disse Winston Churchill. Ebbene sì… non si sbagliava! Oggi l’etica riveste grande importanza nello studio dello sport come pratica sociale e umana legata al corpo della donna e dell’uomo moderno. L’etica dello sport presenta diverse prospettive che possono essere sociali, filosofiche, pedagogiche, mediche: di tutte le questioni che più preoccupano coloro che riflettono criticamente sull’etica sportiva nella prospettiva medica, la principale è senza dubbio quella del “doping”.

Origini del doping
Il doping è un fenomeno che ha origini antichissime. Secondo alcuni studiosi, esso sarebbe nato con lo sport. Infatti, a partire dal momento in cui gli individui hanno cominciato a praticare attività fisica in competizione con altri, hanno cercato di migliorare le proprie prestazioni assumendo miscugli composti da vari tipi di piante e/o da sangue di animali. In effetti, sembra che il termine “doping” derivi dal termine olandese “dop” che trova a sua volta le proprie origini da un antico dialetto africano “doop” con il significato di “miscela o pozione”. Il doping è quindi, un problema presente nel mondo degli atleti a partire dagli anni Cinquanta. All’epoca esistevano le cosiddette “bombe”, prodotti a base di simpamina, che azzeravano la sensazione di stanchezza, senza altri effetti. Successivamente è avvenuto un vero e proprio boom del doping, utilizzando in modo illegale prodotti farmaceutici ufficiali e facendo degli esperimenti per scoprire sostanze capaci di aumentare il rendimento muscolare e favorire la concentrazione mentale.

Come si è evoluto il doping nel corso degli anni?
Il doping, nel corso degli anni, ha inglobato nella propria trappola gli atleti (professionisti e dilettanti, normodotati e diversamente abili) e tutto l’universo di relazioni che ruotano intorno ad essi: amici e parenti, staff medico, farmacisti, biologi, chimici, case farmaceutiche ed, ovviamente, organizzazioni criminali; diventando un problema di portata mondiale, in quanto mina il principio della leale e giusta competizione, scoraggia la pratica dello sport e mette sotto un’eccessiva pressione coloro che praticano agonismo. Quando si parla di doping nello sport, la mente va quasi subito al ciclismo o all’atletica, difficilmente si pensa al calcio. Ma di esempi di doping nel calcio ce ne sono moltissimi e non mancano nomi illustri che oltre alle vicende sportive, sono andati alla ribalta dei media per aver utilizzato una sostanza proibita o l’altra. Il caso più rinomato resta, senza alcun dubbio, quello di Diego Armando Maradona, ai mondiali del ’94. Senza tralasciare il primo processo per doping intentato in Italia, contro una squadra di calcio, la Juventus. Uno studio della Uefa, evidenzia che effettivamente quello del doping nel calcio, è una realtà esistente e persistente, soprattutto nei calciatori d’elite, ma che sta spopolando anche tra i dilettanti e in particolare tra gli adolescenti. I risultati dello studio in analisi, effettuato anonimamente sulle urine di 4000 calciatori, evidenziano il 7.7% dei calciatori che hanno partecipato alla Champions League dal 2008 al 2013, sono stati trovati con un valore di testosterone che va oltre il limite consentito. Quindi, ciò significa che 879 calciatori hanno riportato valori alti di testosterone e non solo; infatti, 68 analisi rivelano il possibile uso di steroidi anabolizzanti. La Uefa, da parte sua, ha spento il fuoco sul nascere, sostenendo che i laboratori incaricati di analizzare le urine, non abbiano usato procedure comuni, rendendo in questo modo i risultati non certi. Nonostante le smentite e la mancanza di controanalisi, come previsto dalla WADA in casi di doping, il dubbio resta e avvalora la tesi che il fenomeno stia purtroppo spopolando a macchia d’olio.

WADA- cosa rappresenta nella lotta al doping?
La WADA (World Anti Doping Agency), esiste dal 1999, ed è un’organizzazione con lo scopo di sconfiggere il doping nello sport ponendosi come “faro” per la creazione di una legislazione antidoping, il coordinamento dei test anti-doping, la redazione di una lista di sostanze da bannareed aggiornare costantemente grazie anche alla collaborazione di appositi laboratori accreditati e di istituzioni sportive e governative. E’infatti negli ultimi dieci anni, causa il dilagare forse inaspettato e così repentino del fenomeno che gli studiosi del diritto, in Italia, hanno prestato maggiore attenzione, ed hanno evidenziato la presenza di un vuoto normativo, cercando di colmarlo con l’introduzione della nuova legge antidoping 376/2000.

Cosa spinge un atleta all’utilizzo di sostanze proibite e nocive?
Molti sono i motivi che possono spingere un atleta all’utilizzo di sostanze proibite e talora potenzialmente nocive:

  • L’insoddisfacente rendimento atletico;
  • La dipendenza psicologica;
  • La necessità di placare ansia e stress;
  • La diffusa convinzione che tutti i rivali ne facciano uso;
  • La pressione da parte di allenatori, fisioterapisti, colleghi, amici e media;
  • L’ignoranza di effetti collaterali e complicanze, sono sicuramente tra le cause più frequenti.

Tutto ciò fa riflettere… Il monito lanciato al calcio ancora una volta è: aiutarsi con dei farmaci per ottenere un risultato, non è da atleti leali. Prima che un abuso farmacologico, il doping è una grave lesione dell’unità della persona e di per sé non ha alcuna giustificazione, né umana, né sportiva.

A cura di
Dott. Norman Natalino

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