La Reyer Venezia inaugura l’era del basket in mascherina. Soluzione innovativa, anche se solo in allenamento, per praticare gli sport di contatto nell’era Covid-19: la società orogranata ha avviato i test sull’utilizzo della mascherina «Sherpa», strumento realizzato dal Politecnico di Torino in collaborazione con la commissione per l’attuazione del protocollo medico FIP della quale fa parte il coach dell’Umana Walter De Raffaele.

Il dispositivo di protezione individuale studiato per il mondo dello sport di contatto, dotato di un filtro sostituibile al termine di ogni seduta di allenamento, è stato messo a punto dagli specialisti dell’ateneo piemontese e poi realizzato da tre aziende italiane; la Sherpa è disponibile sul mercato da un paio di settimane, ma la sperimentazione sul campo per valutarne la sua utilità pratica per consentire almeno gli allenamenti degli sport di contatto a livello di base (gli ultimi Dpcm consentono l’attività solo alle categorie di interesse nazionale, fermi tutti i campionati regionali e tutte le giovanili) è ancora in fase embrionale.

Il test

La Reyer, tramite il suo tecnico, si è offerta per utilizzare la mascherina durante gli allenamenti svolti dai giocatori disponibili (8 atleti sono isolati, il team veneto ieri ha rinviato il match casalingo contro Trieste). Dopo lo studio teorico svolto dal Politecnico di Torino, la parte pratica dei test sul campo sarà portata avanti dal club orogranata. «La mascherina non è pensata per i professionisti, comunque tutelati dai protocolli e dai tamponi settimanali: l’obiettivo di questo strumento è quello di cercare di garantire la ripresa dell’attività degli allenamenti del settore giovanile per tutti gli sport di contatto, spiega De Raffaele.

Il test proseguirà ancora per un mese; alla fine di questo periodo invieremo tramite medici e preparatori atletici dei feedback su quanto influisce Sherpa sulla capacità aerobica ed altri valori che serviranno al Politecnico di Torino per valutarne l’effettiva funzionalità per limitare i contagi e permettere la ripresa dello sport di contatto a tutti i livelli». Il primo approccio con i giocatori della serie A nella seduta odierna è stato ancora embrionale: «L’oggetto è molto aderente, in questo primo approccio qualcuno si è trovato bene e qualcuno meno bene, perché limita la visuale e dunque pensare di utilizzarlo in partita non mi pare praticabile. Proseguiremo le prove per cercare di fornire il maggior numero di dati necessari allo sviluppo dello strumento».

FONTE: Corriere della Sera

A cura di
Redazione

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