Ormai è storia, l’ultimo atto prima delle dimissioni del Premier Giuseppe Conte è stato l’approvazione del decreto-legge sull’autonomia del CONI, frutto di una lunga e faticosa trattiva. Nonostante la crisi politica, i problemi causati dalla pandemia, l’Italia riesce ad evitare le possibili sanzioni da parte del CIO che, senza autonomia, non solo avrebbe potuto vietare ai nostri atleti, per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 l’utilizzo del tricolore, della divisa italiana e dell’inno di Mameli, consentendogli di partecipare sotto bandiera bianca con i 5 cerchi, ma avrebbe bloccato anche i finanziamenti dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026.

Il primo a commentare l’approvazione del decreto è stato il Ministro dello Sport Spadafora: “Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto contenente le norme che sanciscono l’autonomia del CONI. Ora l’ultima parola spetta al Parlamento in sede di conversione. Per la lunga e gloriosa storia sportiva e democratica del nostro Paese era improbabile che l’Italia venisse così duramente sanzionata già domani. Ma la decisione di oggi fuga ogni dubbio e risolve il problema dell’indipendenza del CONI lasciato aperto dalla riforma del 2019”.

Ma perché l’Italia rischiava di essere sanzionata dal CIO? Ripercorriamo le tappe della vicenda risalente al 2018.

  • 30 dicembre 2018 – primo governo Conte, coalizione M5S-Lega: viene approvata la Legge di Bilancio del 2019 (art. 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145) con cui Coni Servizi viene sostituita da Sport e Salute S.p.A. che ha il compito di elargire i finanziamenti agli Organismi Sportivi (FSN, DSA, EPS). La gestione delle erogazioni è quindi nelle mani di un ente politico e ciò è in contrasto con la Carta Olimpica, in particolare con il comma 6 dell’articolo 27:I Comitati Olimpici Nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche che potrebbero impedire loro di adempiere alla Carta Olimpica”.
  • 24 giugno 2019il CIO assegna a Milano-Cortina i Giochi Olimpici invernali 2026: viene però espressa una forte preoccupazione per la riforma dal Presidente del CIO Bach.
  • 7 agosto 2019: da Losanna arriva una lettera durissima, trasmessa successivamente da Malagò al Parlamento, che manifesta le preoccupazioni del CIO sul disegno di legge, in quanto intaccherebbe l’autonomia del CONI in vari aspetti.
  • 8 agosto 2019 – riforma diventa legge: la riforma dello sport, con l’approvazione del Parlamento, diviene legge n.86.
  • 20 agosto 2019 – cade il governo Conte, nasce la coalizione M5S-PD: il sottosegretario allo sport Giorgetti viene sostituito dal Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora.
  • 18 ottobre 2019 – funzioni di Spadafora: nella Gazzetta Ufficiale, viene espressamente dichiarato che una delle funzioni di Spadafora è “indirizzo e vigilanza sul CONI”; ciò vìola la Carta Olimpica in quanto il governo non può dare un indirizzo al Comitato Olimpico Nazionale.

Nei mesi successivi, il CIO continua a manifestare diverse preoccupazioni ed effettua numerosi solleciti al governo italiano riguardo la legge e solo il 3 marzo 2020, l’Ufficio per lo Sport risponde garantendo che il Ministro Spadafora, entro l’estate, “ripristinerà l’indipendenza organizzativa del CONI”.

  • 24 marzo 2020 – rinvio Giochi Olimpici Tokyo 2020: vengono rinviate all’estate 2021, i Giochi Olimpici di Tokyo a causa della pandemia Covid-19.
  • Agosto 2020 – contestata riforma: il M5S contesta alcuni passaggi del decreto-legge e Spadafora minaccia le dimissioni.
  • Settembre 2020 – il CIO scrive al Governo: dopo che l’esecutivo CIO, in un report, sottolinea che dall’Italia non è arrivato alcun risultato concreto, viene inoltrata una lettera indirizzata al Governo italiano, ma non riceverà mai alcuna risposta.
  • Metà ottobre 2020 – Bach scrive al Premier Conte: viene sottolineato nuovamente che la legge in vigore non consente al CONI di operare in accordo alla Carta Olimpica e richiede un suo urgente intervento per risolvere la situazione.
  • Novembre 2020: Spadafora invia una lettera al CIO nella quale assicura un’autonomia funzionale e gestionale al CONI, il Consiglio dei Ministri approva 5 decreti della riforma dello sport, ma non quelli su “autonomia del CONI e governance”. Scade la legge delega sullo sport.
  • Dicembre 2020: il CIO ricorda, nuovamente, che il CONI ancora non è autonomo e tale caso sarà trattato definitivamente dall’Esecutivo del CIO il 27 gennaio: l’Italia rischia una sanzione.
  • 30 dicembre 2020 – approvata Legge di Stabilità: viene approvata la Legge di Stabilità e il Decreto Milleproroghe, ma ha inizio la crisi politica e il decreto passa in secondo piano.
  • 26 gennaio 2021 – l’autonomia CONI è salva: con il Decreto CIO, si conclude un lungo e complicato capitolo sull’autonomia del CONI, si stabilisce una pianta organica e l’assegnazione degli asset fondamentali per la Preparazione Olimpica, stabilendo però un principio essenziale: il CONI non potrà muoversi fuori dai paletti di un ente pubblico.

A cura di
Dott.ssa Nunzia Spaltro e Dott.ssa Annapaola Biondo

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