Il fattore più importante che contribuisce all’apprendimento motorio è l’esecuzione ripetuta del gesto esatto. Ma la quantità di tempo che una persona dedica all’esercizio non è l’unico fattore implicato.
La qualità della seduta di esercitazione è un fattore altrettanto cruciale. Una persona può dedicare notevole impegno in molte ore di esercitazione non ottimale senza averne altro che rabbia, frustrazione e un tipo di esecuzione all’abilità non appropriata nel contesto.
In molte situazioni della vita reale l’obiettivo dell’istruttore è di insegnare più di una singola abilità durante un determinato periodo di tempo, spesso all’interno di un’unica seduta di esercitazione.
Due varianti della sequenza di esercitazione, sono risultate avere effetti molto forti sull’apprendimento: esercitazione per blocchi e esercitazione randomizzata. 

Qual è la differenza?
L’esercitazione per blocchi indica una sequenza di esercizi nei quali si ripete più volte lo stesso compito. L’esercitazione randomizzata indica una sequenza di esercizi nei quali si eseguono compiti diversi senza un ordine particolare perciò evitando o minimizzando le ripetizioni consecutive di ogni singolo compito.

Quali sono gli effetti di questi due modelli diversi di esercitazione (randomizzata e per blocchi) sull’apprendimento?
Shea e Morgan hanno condotto il primo di questi studi, e hanno riportato che c’era un apprendimento superiore quando l’esercitazione veniva realizzata in condizioni randomizzate, anziché per blocchi.

Perché l’esercitazione randomizzata è così efficace?
Molte ricerche hanno dimostrato che se gli individui esercitano in modo randomizzato una grande quantità di movimenti, la loro prestazione durante l’esercitazione è più scarsa di quella di individui che esercitano i movimenti per blocchi. Quando i soggetti rieseguono i movimenti appresi in un momento successivo, coloro che si erano esercitati in condizioni randomizzate mostrano una ritenzione superiore dei movimenti stessi, rispetto a coloro che li avevano esercitati per blocchi. Negli studi sull’interferenza contestuale una prestazione iniziale più scarsa porta a un apprendimento finale migliore.

L’interferenza contestuale è un fenomeno rilevato nella ricerca sperimentale che mette a confronto gli effetti dell’esercitazione randomizzata e dell’esercitazione per blocchi sull’apprendimento di vari compiti; specificamente, benché l’esercitazione per blocchi, rispetto all’esercitazione randomizzata, produca una prestazione migliore durante le ripetizioni iniziali, se si confronta la prestazione in test di ritenzione successivi, è invece la pratica randomizzata che sortisce effetti di apprendimento migliori rispetto all’esercitazione per blocchi.

Shea e Zimny hanno interpretato gli effetti positivi dell’esercitazione randomizzata in termini di accresciuta significatività e differenziazione dei movimenti, interpretazione che va sotto il nome di ipotesi dell’elaborazione. Quest’ultima, postula che, durante le ripetizioni iniziali, l’esercitazione randomizzata fa sì che gli individui percepiscano le peculiarità di compiti diversi, mentre la pratica per blocchi consentirebbe loro di evitare di effettuare tali confronti e di eseguire automaticamente i compiti separati uno dall’altro.

Un’altra spiegazione dei benefici della pratica randomizzata è l’ipotesi della dimenticanza o dell’intervallare. Quest’ultimo postula che, durante le ripetizioni iniziali, esercitandosi in forma randomizzata le persone generino o riconoscano il piano d’azione ogni volta che rieseguono un dato compito, poiché dimenticherebbero quel dato piano d’azione nel momento in cui stanno eseguendo un altro compito. Viene chiamata anche ipotesi della ricostruzione del piano d’azione.
Il fatto che nell’esercitazione randomizzata occorre cercare ripetutamente soluzioni di compiti diversi, è un modo per spiegare come mai questo tipo di esercitazione porti a un apprendimento migliore. Questo fenomeno è definito esercitazione del recupero, si tratta di un atto di recupero di un programma motorio e dei suoi parametri dal magazzino di memoria a lungo termine. 

Ogni qual volta una persona decide di eseguire un movimento veloce mirato a un obiettivo, deve recuperare dal magazzino della memoria a lungo termine un programma motorio generalizzato (definisce un pattern motorio piuttosto che un singolo movimento specifico; questa flessibilità del programma generalizzato consente di adattarlo per produrre varianti del pattern motorio rispondenti a richieste ambientali variabili). Una volta fatto ciò, la persona seleziona i parametri che definiscono come deve essere eseguita l’azione specifica. Durante l’esercitazione randomizzata, prima di eseguire ciascuno dei movimenti i soggetti devono recuperare un programma e “parametrizzarlo”, in quanto stanno eseguendo movimenti diversi. Durante l’esercitazione per blocchi gli individui possono usare lo stesso programma e gli stessi parametri per più esecuzioni motorie successive, per cui evitano di parametrizzare (atto di assegnare valori ai parametri di un programma motorio generalizzato che consente di raggiungere un determinato obiettivo motorio).

Il paradosso del modello di esercitazione per blocchi è che produce risultati buoni durante la fase iniziale di ripetizione, ma non genera un apprendimento duraturo. Una spiegazione può essere che durante tale esercitazione, le persone o non esercitano l’abilità target (compito che un individuo vorrebbe essere in grado di eseguire) o la esercitano, ma in un contesto diverso dal contesto target in cui deve essere applicata. Il contesto target è un contesto ambientale nel quale un individuo vuole essere capace di eseguire una data abilità. Il contesto di specificità dell’apprendimento implica che le migliori esperienze di esercitazione sono quelle effettuate in condizioni che assomigliano quanto più possibile alle condizioni proprio dell’abilità target che si vuole apprendere e del contesto target nel quale tale abilità deve essere applicata.

Nello stadio verbale-cognitivo dell’apprendimento, durante i primi tentativi di esercitare una nuova abilità, le persone possono ottenere maggiori benefici dalle condizioni di esercitazione per blocchi anziché da quelle di esercitazione randomizzata. Nel momento in cui le persone raggiungono lo stadio motorio, dovrebbero cercare di evitare quanto più possibile esercitazioni ripetitive per blocchi. Un modo per farlo è quello di esercitarsi a svolgere vari compiti diversi all’interno della stessa seduta, passando continuamente da un compito all’altro.
Sembra che una esercitazione randomizzata sia particolarmente efficace nel caso in cui i soggetti svolgono compiti più dissimili tra loro.

Riferimenti bibliografici
Casolo F. Lineamenti di teoria e metodologia del movimento umano – Trattati e Manuali (2002).

A cura di 
Dott.ssa Marta Doria e Dott. Gianmaria Celia

Commenta con Facebook