L’apprendimento viene spiegato come l’incremento di informazioni immagazzinate nella memoria a lungo termine, con lo studio di efficaci programmi motori. 
Nello stadio cognitivo o di coordinazione grezza, come si è visto in precedenti articoli (leggi qui), il problema che deve affrontare il principiante è quello di costruirsi un’idea di base dell’abilità che sta prendendo. Deve quindi capire quali siano i movimenti corretti e come le informazioni che provengono dal suo corpo e dall’ambiente possano aiutarlo. 
Acquistano molta importanza le informazioni che vengono fornite dall’allenatore: istruzioni verbali, dimostrazioni, assistenza, feedback verbali. 

A livello pratico è importante fare evolvere gradualmente le acquisizioni, possibilmente iniziando da ciò che il soggetto sa già fare, e introducendo progressivamente difficoltà crescenti. Per fornire istruzioni efficaci, l’allenatore dovrebbe: usare sia istruzioni verbali che dimostrazioni, aiutare l’atleta ad identificare e distinguere tra fonti di informazioni ambientali appropriate ed irrilevanti, fornire feedback verbali frequenti sugli errori principali, aiutare l’atleta a mantenere un sufficiente livello di motivazione ed interesse. 

Nello stadio associativo o di coordinazione fine alcune componenti dell’abilità sono stati apprese. L’apporto di informazioni multisensoriali arricchisce la rappresentazione mentale del gesto. A livello didattico due sono gli aspetti fondamentali che l’allenatore deve considerare in tale stadio: aiutare l’atleta ad identificare e a rispondere a cambiamenti nelle situazioni ambientali, cominciare a ridurre progressivamente la quantità ed il tipo di feedback. 
Risulta maggiormente proficuo che l’allenatore intervenga soprattutto per sviluppare nell’atleta la capacità di valutare la propria esecuzione, di individuare da solo i propri errori e correggerli. 

Nello stadio autonomo o di disponibilità variabile, è palese la capacità di eseguire le abilità tecniche in modo più o meno automatico, senza porre attenzione al controllo dei movimenti. I programmi motori raggiungono un livello elevato di perfezionamento. Sostenere la motivazione diventa un obiettivo fondamentale in tale stadio. Le istruzioni dovrebbero riguardare l’adattamento dei gesti tecnici a situazioni variate.

Procedure metodologiche
L’elaborazione e la realizzazione di adeguate strategie pratiche è finalizzata a determinare cambiamenti significativi nelle capacità di prestazione. Fra le componenti base di molte strategie metodologiche si ritrovano: la formulazione degli obiettivi (goal-setting), le informazioni sul compito e sui risultati conseguiti, la diversificazione e l’organizzazione delle proposte, la distribuzione della pratica, il transfer, la pratica mentale.
La formulazione degli obiettivi Ã¨ un importante strategia motivazionale capace di orientare l’attività del soggetto. Si possono distinguere obiettivi a breve, a medio e a lungo termine conseguibili in poche sedute di lavoro, qualche settimana o mese, un anno o più. Gli obiettivi consentono di individuare competenze e comportamenti specifici necessari per effettuare il compito. Per essere realmente efficaci devono essere chiari e pienamente comprensibili.  Nel goal-setting 4 aspetti influiscono positivamente sulla prestazione:

  • Obiettivi difficili sono più efficaci si quelli facili fintano che il livello di difficoltà è mantenuto entro limiti realistici;
  • Obiettivi chiaramente delineati determinano una performance migliore rispetto alla mancanza di obiettivi;
  • Informazioni sui risultati conseguiti potenziano gli effetti positivi del goal-setting agendo come incentivi motivazionali;
  • La partecipazione attiva del soggetto alla scelta degli obiettivi agisce favorevolmente sulla prestazione.

Ci sono obiettivi:

  • Quantitativi: sono rappresentati dai tempi e misure dell’atletica e da percentuali di realizzazione nei giochi sportivi;
  • Qualitativi: possono essere stabiliti definendo criteri di accettabilità in parametri esecutivi, quali fluidità, precisione e ampiezza del movimento negli sport tecnico-compositori, esempio ginnastica ritmica.

Alcuni autori definiscono che per un corretto goal-setting bisogna: individualizzare gli obiettivi in relazione all’esperienza, capacità soggettive, identificare gli obiettivi coinvolgendo direttamente il soggetto, stabilire obiettivi specifici, formulare obiettivi difficili ma realistici, delimitare termini temporali, porre l’accento su obiettivi di prestazione più difficilmente controllabili, formulare gli obiettivi in termini positivi, progettare strategie per il conseguimento degli obiettivi.

La presentazione del compito
Le informazioni fornite al soggetto prima dell’esecuzione pratica sono finalizzate a facilitare la comprensione del compito e a sviluppare la rappresentazione mentale del gesto e di un piano d’azione. La rappresentazione interna dell’azione consente l’anticipazione delle conseguenze sensoriali esterocettive e propriocettive prodotte dal movimento. L’idea inziale del movimento è trasmessa attraverso istruzioni verbali, visive e cinestetiche. 
Le istruzioni oltre che essere comprensibili devono essere: collegate all’esperienza pratica, limitate agli aspetti prioritari dell’esecuzione soggettiva, modificate al progredire dell’apprendimento.

Spiegazioni prolungate tendono a determinare un sovraccarico di informazioni e a limitare il tempo di esercitazione. Informazioni visive attraverso dimostrazioni, disegni, foto, filmati sono molto utili per trasmettere in modo immediato e con chiarezza aspetti importanti dell’azione. Nell’osservazione di un’altra persona impegnata nel compito è importante la correttezza esecutiva del modello, in quanto i soggetti tendono a imitare ciò che il dimostratore effettua, compresi gli errori. 
Più accurata è la rappresentazione delle caratteristiche dell’azione da imitare e migliore sarà la riproduzione. Le informazioni che il soggetto riceve osservando una dimostrazione sono decodificate e trasformate in una rappresentazione cognitiva, la quale agisce da modello interno nella produzione della risposta e costituisce uno standard su cui confrontare il feedback dell’azione per aggiustamenti correttivi. Le istruzioni trasmettono dimensioni cognitive del movimento, mentre aspetti non cognitivi, quali tensione muscolare, aggiustamenti posturali automatizzati.. non possono essere efficacemente trasmessi a livello verbale o visivo.
Le guide tendono a suscitare una dipendenza eccessiva dagli aiuti esterni e a minimizzare i processi personali di elaborazione delle informazioni e di risoluzione del compito.

Una delle variabili fondamentali per l’apprendimento motorio è la pratica sul compito. Pertanto, accanto alla quantità delle esercitazioni bisogna anche considerare la loro quantità.

La variabilità della pratica
Un ampio bagaglio di esperienze percettivo-motorie conseguito in età giovanile è la base per ulteriori acquisizioni, progressi e specializzazioni in età adulta. La variabilità oltre ad essere considerata come plurarità di esperienze può essere anche intesa come molteplicità di proposte relativamente a uno stesso programma motorio. L’applicazione di uno stesso programma (il lancio) a situazioni variate facilita pertanto la formazione graduale di uno schema di comportamento sempre più forte. 

La pratica variabile conduce allo sviluppo di regole per parametrizzare i programmi motori, che possono essere così generalizzati a situazioni mai sperimentate in precedenza. La capacità di trasferire gli apprendimenti a situazioni nuove è particolarmente rilevante negli sport open skill, in quanto l’atleta deve costantemente adattare il gesto tecnico nelle sue caratteristiche esecutive ai mutamenti situazionali. La variabilità delle condizioni di esercitazione è importante anche per le closed skill nel consentire lo sviluppo degli schemi di azione. Nell’atleta la variabilità sarà ricercata in relazione alle caratteristiche della disciplina sportiva praticata: nelle open skill riguarderà in prevalenza i fattori regolatori, mentre nelle closed skill coinvolgerà prevalentemente i fattori non regolatori.

Interferenza contestuale
Dovendo insegnare più abilità si possono scegliere strade diverse, quali:

  • Proporre una singola abilità all’interno di una sessione e richiedere molte ripetizioni sino a completa acquisizione, riservando incontri successivi alle altre abilita;
  • Presentare, una dopo l’altra, più abilità nella stessa seduta;
  • Considerare più abilità nella stessa sessione alternandole tra loro in modo casuale ed ordinato.

La prima e la seconda procedura derivano dalla convinzione che bisogna esercitarsi ripetutamente su un compito, correggerlo e perfezionarlo prima di passare alla successiva. Mentre la terza modalità prevede l’alternanza di più proposte in modo casuale, creando così un’interferenza contestuale. Pertanto un alto grado di interferenza, ovvero di difficoltà, si verifica quando all’interno della stessa seduta sono eseguiti più compiti in modo casuale o seriale. 
Da sperimentazioni risulta che la pratica per blocchi è superiore alla pratica random solo per quanto riguarda la prestazione immediata. Poiché l’obiettivo fondamentale dell’allenamento è l’acquisizione di abilita’ in modo stabile e trasferibile, è evidente il vantaggio derivante da una modalità organizzativa random o seriale che sfruttando gli effetti dell’interferenza contestuale, garantisca effetti non aleatori. 
Per spiegare gli effetti dell’interferenza contestuale sull’apprendimento, un’ipotesi considera gli effetti positivi dell’interferenza contestuale come causati dal continuo confronto e contrasto in memoria di lavoro fra più compiti. Alla luce di questa ipotesi, effettuare più attività in modo random favorirebbe una loro codifica più distinta, significativa, e quindi duratura, in memoria a lungo termine. La ripetizione costante (pratica per blocchi), viceversa, non stimola la scoperta delle somiglianze e diversità fra più compiti, richiedendo solo una mera ripetizione. Entrambe le ipotesi sottolineano il ruolo rilevante dei processi mentali nell’apprendimento motorio stimolati dall’interferenza contestuale. Situazioni di elevata interferenza comunque, vanno proposte quando il soggetto ha superato la prima fase di apprendimento, quando cioè è gia stata acquisita una certa approssimazione del gesto richiesto. L’interferenza contestuale può essere considerata come una modalità particolare di organizzazione della variabilità. I vantaggi singoli della pratica random (rispetto a quella bloccata) e della pratica variabile, possono essere potenziati combinando assieme le due procedure. 

La distribuzione della pratica 
Si può distinguere una pratica ammassata e una pratica distribuita, considerando i rapporti fra momenti di attività e di pausa. Nella pratica ammassata sono presenti periodi relativamente brevi di interruzione durante l’attività fisica, mentre nella pratica distribuita le pause sono maggiori. La pratica ammassata prevede periodi di riposo molto più ridotti, o addirittura assenti, rispetto alla pratica distribuita. 
La pratica distribuita Ã¨ più vantaggiosa nell’apprendimento di abilità continue, quali il ciclismo e il nuoto, sia in fase di prestazione immediata che di ritenzione.
La pratica ammassata Ã¨ invece più produttiva nell’apprendimento di abilità discrete, come i lanci e i salti, in quanto pause fra le prove sono già presenti durante l’attività e un loro ulteriore aumento non è necessario.
Occorre pertanto trovare una giusta combinazione di attività e recupero in modo da massimizzare i tempi di esecuzione, senza che si manifesti un eccessivo affaticamento.

Negli intervalli fra le prove è molto utile ripetere mentalmente le abilità sulle quali si sta lavorando. Nella pratica mentale il soggetto pensa a ciò che deve fare, immagina la sequenza delle azioni da svolgere e ne vede il risultato finale. Attraverso la pratica mentale il soggetto può anticipare un’azione o una strategia raffigurandosi le difficoltà, le caratteristiche e le richieste del compito; può anche rivivere mentalmente le varie fasi di un gesto appena svolto, rivelando gli eventuali errori. La pratica mentale, finalizzata all’apprendimento motorio, svolge funzioni:

  • Programmatorie, nell’anticipare l’immagine ideale dell’azione;
  • Allenanti, nel perfezionare e stabilizzare il gesto;
  • Regolatorie, nel controllare e correggere il movimento.

Secondo la teoria psiconeuromuscolare, gli effetti positivi dell’allenamento mentale sono attribuibili al fatto che durante il movimento immaginato si verificano deboli pattern efferenti neuromuscolari simili ai pattern generati durante l’azione reale. 
Secondo la teoria dell’apprendimento simbolico, la pratica mentale agisce positivamente sulla prestazione in quanto rafforza gli aspetti simbolici e/o cognitivi dell’azione. L’immaginazione favorisce la comprensione e l’acquisizione dei pattern di movimento, e aiuta a modificare la prestazione quando necessario. Attraverso la rappresentazione interna l’atleta può:

  • Prevedere gli aspetti sequenziali dell’azione;
  • Considerare le caratteristiche spaziali dell’abilità;
  • Chiarire gli obiettivi;
  • Anticipare i problemi;
  • Identificare strategie efficaci di esecuzione.

Le immagini dovrebbero inoltre essere multisensoriali, coinvolgenti cioè non solo sensazioni visive, ma anche cinestesiche, tattili, uditive, vestibolari. Se viene ripetuta mentalmente l’azione scorretta o sono rappresentati esiti negativi dell’azione, si determina un deterioramento della performance e si ostacola l’apprendimento. E’ quindi importante una rappresentazione corretta delle abilità.
Immaginare correttamente non è sufficiente, occorre anche rappresentarsi gli esiti positivi dell’azione.
Un ulteriore aspetto della pratica mentale è la direzione dell’immaginazione, la ripetizione interna come se si stesse realmente eseguendo, è generalmente ritenuta migliore della ripetizione esterna come se ci si osservasse in un filmato.

Nella rappresentazione interna vi è un’identità maggiore con le informazioni percettive sperimentate dunque la prestazione reale. Se sono presenti elevate componenti cinestesiche, come negli sport tecnico-compositori, è più appropriata un’immaginazione interna prevalente; se sono più importanti le informazioni esterne, come negli sport di situazione, è più produttiva un’immaginazione esterna predominante. Il principale obiettivo della preparazione dell’atleta è quello di massimizzare la ritenzione delle acquisizioni e il loro transfer alla competizione. Il transfer può essere considerato, in generale, l’influenza di apprendimenti precedenti su acquisizioni e abilità successive. Il transfer positivo, più specificamente, si ottiene quando l’apprendimento di un compito è facilitato da precedenti acquisizioni; il transfer nullo si ha quando fra le due attività non vi sono effetti di facilitazione o di interferenza. Il transfer negativo  Ã¨ piuttosto raro, soprattutto nelle fasi avanzate di apprendimento quando le abilità diventano altamente specifiche e condividono pochissimi elementi potenzialmente in grado di creare interferenza.
Il transfer positivo può quindi essere conseguito identificando fatto di similitudine fra più compiti motori relativi a condizioni di esercitazione, pettern di movimento (caratteristiche invarianti), elementi percettivi, regole , concetti e strategie.
Il transfer bilaterale si verifica quando incrementi della prestazione in un arto sono i risultato della pratica con l’arto opposto. Il transfer bilaterale può essere determinato, a livello cognitivo, dalla situazione inusuale di difficoltà che, determinando la necessità di â€œrimettere in discussione” quanto precedentemente appreso.

Il feedback
Uno dei più importanti fatto responsabili dell’apprendimento motorio è il feedback; esso è costituito nel senso più ampio, da tutte le informazioni sensoriali derivanti dal movimento. 
Il feedback intrinseco deriva direttamente dalle conseguenze sensoriali del movimento. Il feedback estrinseco (o aggiuntivo) è costituito da informazioni fornite al soggetto da una qualsiasi fonte esterna. 
I feedback estrinseci possono essere forniti in riferimento al conseguimento dell’obiettivo e/o alle caratteristiche della prestazione; nel primo caso di parla di conoscenza dei risultati nel secondo si conoscenza della prestazione. 
La KR ossia la conoscenza dei risultati, offre informazioni sull’azione rispetto al conseguimento degli obiettivi.
Nella KP ossia conoscenza della prestazione invece le informazioni riguardano le modalità a livello pratica, da insegnanti e allenatori per informare sull’adeguatezza dell’azione, correggere gli errori e consentire così l’apprendimento delle tecniche. 
In entrambe le forme di feedback estrinseco (KR E KP) le informazioni possono essere trasmesse in forma verbale e anche visiva.
Il feedback estrinseco agisce dunque come guida per la prestazione e l’apprendimento.
Se il feedback estrinseco relativamente frequente è utile nelle prime fasi dell’apprendimento, gradualmente bisogna sollecitare il soggetto ad agire in maniera autonoma e a fare maggior affidamento sul proprio feedback intrinseco per ottenere risultati migliori a lungo termine.
Correggere la struttura profonda di un programma motorio, ossia le sue caratteristiche invarianti, è più difficile rispetto alla correzione delle sue caratteristiche superficiali. 
Il feedback sommativo è un’ulteriore procedura per sviluppare elaborazioni autonome di correzione. Le informazioni sono fornite solo dopo un certo numero di tentativi e riguardano tutte le prove effettuate. 

A cura di
Dott.ssa Marta Doria e Dott. Gianmaria Celia

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