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La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un’atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Si distinguono 4 aspetti della prestazione atletica: fisica, tecnica, tattica e psicologia. Uno degli aspetti più familiari ma non completamente compresi è quello psicologico (o mentale) prima e durante la competizione sportiva. La concentrazione in queste fasi della gara incide spesso in maniera determinante sul livello delle prestazioni.

La maggior parte degli atleti hanno scoperto che la concentrazione o la capacità di concentrarsi efficacemente su quello che stanno facendo, ignorando le distrazioni, è una delle chiavi di una performance efficace (Moran, 2004).

Quello che è stato osservato è che gli sportivi hanno sviluppato idee informali su come funzionano i loro sistemi di concentrazione in situazioni di gara competitiva, ad esempio LeBron James, ha parlato della concentrazione come una “doccia”. Non va accesa finché non ci si vuole lavare… Non bisogna uscire dalla doccia e lasciarla aperta. La spegni, la accendi… devi essere fresco e pronto quando ne hai bisogno.

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione:

  • Uno relativo alla direzione (esterna o interna);
  • L’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale.

L’importanza della concentrazione nello sport

La ricerca di Jackson & Csikezentmihalyi (1999) ha scoperto che 3 degli 8 componenti identificati di eccezionali prestazioni sono stati legati alla concentrazione. Ricerca che ha confrontato atleti meno vincenti con atleti di successo e ha sempre trovato che il controllo attento è un importante fattore discriminante nel successo.

Moran (2004) ha rivelato che gli atleti di successo hanno meno probabilità di essere distratti da stimoli irrilevanti e mantenere un alto livello di attenzione, evitando tutti gli aspetti in contrasto e concentrandosi sul risultato.
Anche nella ricerca di Gould (1992) si è concluso che le prestazioni ottimali erano altamente correlate alla concentrazione.

In sintesi tutti gli studi concordano che la concentrazione e la possibilità di concentrarsi, rappresentano la capacità di avere un alto grado di coinvolgimento nel compito che si sta svolgendo con una consapevolezza e un completo assorbimento nell’attività che si sta svolgendo.

Gli psicologi cognitivi ritengono che la concentrazione sia controllata principalmente dall’esecutivo centrale della nostra memoria, il cui compito è mantenere attive le piccole quantità di informazioni mentre decidiamo.

Ma esiste una concentrazione efficace?

Abernethy (2001), nel ricercare il rapporto tra l’attenzione e la prestazione atletica, ha individuato 5 principi di concentrazione efficace, di cui 3 relativi alla creazione della concentrazione e 2 che riguardano la sua rottura e perdita. Il primo principio è che uno stato mentale concentrato richiede uno sforzo mentale deliberato, e uno sforzo intenzionale dell’atleta. Pertanto, un atleta deve prepararsi a concentrarsi piuttosto che stare ad aspettare che si verifichi.

Il secondo principio è che un atleta dovrebbe concentrarsi solo su un pensiero nel medesimo momento anche se la ricerca ha dimostrato che gli atleti esperti possono dividere l’attenzione su più azioni concorrenti, questo processo di pensiero è legato alla nostra memoria di lavoro ed è breve in natura.

Il terzo principio è legato all’idea di “flusso” e afferma che un atleta è concentrato in modo ottimale quando si concentra solo su azioni specifiche, pertinenti e sotto controllo.

I due principi finali si riferiscono a come gli atleti perdono la concentrazione. Il primo di questi afferma che gli atleti perdono la concentrazione quando il loro focus si allontana dai segnali rilevanti o si concentrano sugli eventi fuori controllo.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa.

Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

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Riferimenti Bibliografici
Jackson S., et al – Flow in Sport. Champaign, IL: Human Kinetics – 1999;

Mallett C. J., et al – Race Modelling: An Effective Cognitive Strategy for the 100m Sprinter – 1997;

Moran A. – Sport and Exercise Psychology: A Critical Introduction – 2004;

Perry C. – Concentration: Focus Under Pressure. Journal of Sport Psychology – 2005;

A cura di
Dott. Gianmaria Celia e Dott.ssa Marta Doria

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