Molti studi scientifici, in particolare quelli condotti dalle neuroscienze, hanno oggi dimostrato una importante connessione tra l’attività fisica e lo sviluppo delle funzioni cerebrali. Lo sport, infatti, sarebbe in grado di dare origine a processi chimici tali da influenzare la produzione di ormoni, incrementando la secrezione di alcuni e inibendo quella di altri.

Se è già stato ampiamente dimostrato che sport e scuola sono in stretta relazione e che spesso i bambini che praticano sport hanno migliori risultati scolastici, sembrerebbe che l’attività sportiva possa contrastare anche la perdita della memoria.

Ma come l’attività sportiva influisce sulle funzioni cerebrali?
Fare sport, non farebbe solo bene al corpo, ma anche al cervello.
Sono piuttosto recenti gli studi che tendono a concepire l’essere umano come un tutt’uno e a sondare gli effetti delle attività del corpo sulla mente e viceversa. Attraverso esami strumentali, come la risonanza magnetica, si è potuto osservare come l’area del cervello predisposta alla memoria si sviluppa maggiormente nei bambini che praticano sport abitualmente rispetto a quelli più sedentari.

Ciò sembrerebbe essere dovuto al fatto che l’esercizio sportivo sollecita lo sviluppo di cellule cerebrali presenti nell’ippocampo, favorendo proprio la memoria.

Nei bambini, inoltre, si è osservato che i risvolti positivi dello sport sono molto numerosi:

  • Migliore capacità di concentrazione;
  • Maggiore capacità di orientamento video-spaziale;
  • Sviluppo della memoria;
  • Aumento della socialità;
  • Miglioramento dell’autostima;
  • Diminuzione dello stress.

Le condizioni di benessere generate dallo sport sembrano essere associate all’inibizione della produzione di cortisolo che è considerato, appunto, l’ormone dello stress e, viceversa, allo stimolo della produzione di serotonina ed endorfine, ormoni del buonumore.

Gli effetti dello sport sulla perdita della memoria
Lo sport, però, non ha effetti positivi solo sui bambini. Studi recenti hanno dimostrato che, eccetto casi sporadici dovuti alle particolari condizioni fisiche, anche agli anziani fa bene praticare sport e ne trarrebbero notevoli benefici anche sulla memoria.
L’attività fisica, praticata con la giusta intensità e costanza, è in grado di prevenire patologie cardiache e metaboliche.

È soprattutto l’esercizio aerobico a dare i migliori risultati, con ottimi effetti sulla regolazione della pressione arteriosa e sulla riduzione del battito cardiaco.

Studi recenti hanno portato alla luce anche altri interessanti benefici che lo sport potrebbe portare agli anziani: una indagine condotta dai ricercatori della Mayo Clinic, avrebbe dimostrato che fare sport in modo continuativo almeno 2 volte a settimana porterebbe notevoli vantaggi alla capacità mnemonica, contrastando gli effetti dell’invecchiamento cerebrale e la riduzione di capacità cognitiva.

Sebbene in questi casi non si parli di condizioni di vera e propria demenza senile, ma semplicemente di un invecchiamento fisiologico delle cellule cerebrali, ciò non toglie che l’attività sportiva si dimostrerebbe in grado di ridurne gli effetti.

Ma esistono degli esercizi per contrastare la perdita della memoria?
In generale tutti gli sport sono adatti al contrasto della perdita della memoria. È importante che il paziente svolga l’attività divertendosi e senza viverla come una costrizione.

Tuttavia, ci sono attività che potenzialmente sembrano essere più adatte a dare risultati migliori nel trattamento del disturbo cognitivo.

  • Esercizi aerobici: utili in generale per la salute, negli anziani sono particolarmente indicati gli esercizi aerobici anche con questa finalità. Si tratta di sport, come camminata, nuoto e ciclismo, da praticare a ritmo non eccessivamente elevato, ma costante e per un certo periodo di tempo. Sono, in pratica, i cosiddetti sport di resistenza. In questi casi lo sforzo deve essere controllato e costante, ciò provoca infatti una maggiore ossigenazione. La respirazione e la frequenza cardiaca devono rimanere costanti e permettono al sangue di raggiungere tutte le aree del corpo, anche quelle che, a causa dell’età e della sedentarietà, potrebbero avere una minore irrorazione. Si tratta proprio di alcune aree del cervello che risentirebbero di una progressiva morte cellulare con conseguenze anche gravi sulle capacità mnemoniche e cognitive;
  • Ginnastica a corpo libero: la ginnastica dolce può essere una attività particolarmente adatta agli anziani, soprattutto per quelli più avanti con gli anni e meno abituati a fare sport. Si può partire con esercizi molto semplici e aumentare progressivamente sia intensità sia difficoltà, pur rimanendo sempre entro livelli di intensità media. La ginnastica ha anche il vantaggio di far esercitare la mente di fronte a sollecitazioni diverse proposte dai vari esercizi. In questo senso può essere più efficace rispetto ad attività ripetitive come la corsa;
  • Danza: secondo studi recenti anche il ballo sarebbe un importante alleato nella prevenzione di malattie come il morbo di Alzheimer. Il ballo, infatti, unirebbe l’attività fisica con quella celebrale: pur essendo una attività da praticare a ritmi moderati, aiuterebbe l’allenamento cognitivo e la capacità di coordinare i movimenti. Inoltre, migliorerebbe l’equilibrio, il tono muscolare e ridurrebbe i sintomi di depressione nei soggetti predisposti;
  • Yoga: utile sotto tutti i punti di vista come ginnastica dolce per gli anziani, ha effetti positivi non solo sul fisico, ma anche sulla memoria. Inoltre, aiuta la concentrazione e migliora il benessere generale.

Riferimenti Bibliografici
Baquet, G., et al – Improving Physical Activity Assessment in Prepubertal Children with high-Frequency Accelerometry Monitoring: A Methodological Issue. Preventive Medicine – 2007;

Chaddock, L., et al – A Review of the Relation of Aerobic Fitness and Physical Activity to Brain Structure and Function in Children – 2011;

Gomez-Pinilla, F., et al – Brain-Derived Neurotrophic Factor Functions as a Metabotrophin to Mediate the Effects of Exercise on Cognition. European Journal of Neuroscience – 2008;

A cura di
Dott. Gianmaria Celia e Dott.ssa Marta Doria

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