Che cosa accadrebbe se il virus SARS-CoV-2 potesse contagiare liberamente, senza le barriere create da distanziamento sociale e uso della mascherina? Manaus, capitale dello Stato di Amazonas, in Brasile, lo ha sperimentato suo malgrado. Secondo un nuovo studio in pre-pubblicazione su medRxiv, i due terzi degli 1,8 milioni di abitanti della città potrebbero aver contratto la CoViD-19 la scorsa primavera, e all’incirca una persona ogni 500 è morta a causa dell’infezione, un monito sinistro di cosa significa realmente raggiungere l’immunità di gregge permettendo la naturale circolazione del coronavirus.

Nonostante i tentativi di distanziamento sociale messi in campo dagli abitanti di Manaus da marzo 2020, la città è stata una delle più duramente colpite dalla pandemia. La densità abitativa con la scarsa qualità degli alloggi, la difficoltà di approvvigionamento idrico e la necessità di salire su affollate imbarcazioni per spostarsi da un luogo all’altro sono alcuni dei fattori che hanno facilitato i contagi (le politiche negazioniste del Presidente Bolsonaro hanno fatto il resto). A maggio gli ospedali erano al collasso e la città registrava in media 79 decessi al giorno; la richiesta di bare risultava quintuplicata rispetto all’anno precedente. Tuttavia, dopo questo picco, i contagi hanno subito un brusco e per certi versi inaspettato declino. Che cosa è accaduto?

Probabilmente, il numero di contagi è stato così elevato che il virus è rimasto a corto di ospiti. Ne sono convinti i ricercatori dell’Istituto di Medicina Tropicale di San Paolo, che hanno cercato la presenza di anticorpi contro il SARS-CoV-2 nel sangue dei donatori conservato nelle banche del sangue in Brasile. Dalle analisi emerge che una percentuale compresa tra il 44% e il 66% degli abitanti di Manaus è stata contagiata dal Covid a partire da marzo. Ancora nel mese di giugno, il 40% dei donatori di sangue risultava positivo agli anticorpi contro il nuovo coronavirus (la percentuale tende ad abbassarsi nel tempo perché gli anticorpi progressivamente diminuiscono).

Non è una strategia

Per i ricercatori, si tratta di una delle più alte prevalenze di infezione al mondo. Qui, in effetti, il virus “sta andando via da solo“, lo scenario spesso evocato da chi è restio ad interventi di contenimento di altra natura, come i lockdown. L’altissimo numero di contagi suggerisce che l’immunità di gregge abbia giocato un ruolo importante nel declino dei casi: molte persone hanno sviluppato anticorpi all’infezione e il virus sta rimanendo a corto di organismi da colonizzare.

Ma a quale prezzo?
Secondo le stime, una persona ogni 350 contagiati a Manaus è morta. Lasciando il virus libero di circolare, chi era troppo debole per sopravvivere è deceduto: un fallimento delle politiche di salute pubblica. Il numero di decessi sarebbe potuto essere molto più elevato, perché Manaus ha una popolazione molto giovane, con appena il 6% degli abitanti al di sopra dei 60 anni. In Italia, gli over 60 sono più numerosi degli under 30, ed è noto che la malattia ha un decorso più grave in questa fascia demografica. Negli USA, se i due terzi dei cittadini fossero stati contagiati, con lo stesso tasso di letalità sarebbero morte 500.000 persone.

Da quanto accaduto a Manaus si potranno trarre informazioni sulla durata dell’immunità e la frequenza dei casi di reinfezione. Dal sangue si vede chiaramente che gli anticorpi diventano più difficili da rintracciare con il passare del tempo: l’immunità individuale potrebbe dunque non essere permanente.

FONTE: Focus

A cura di
Redazione

Commenta con Facebook