La gestione della lezione, soprattutto quando si è alle prime armi, può essere complessa. Di seguito fornirò una breve guida per riuscire a gestire al meglio la didattica, quello che può essere un piano di lavoro “tipo”.

Innanzitutto, la prima cosa da fare è certamente contestualizzare il momento didattico in relazione agli obbiettivi, che possono essere generali, intermedi o immediati. È utile quindi inserire gli obbiettivi all’interno di un macrociclo o un mesociclo (intendendo il microciclo come la singola lezione o al massimo le lezioni settimanali) delineando gli scopi della lezione così da predisporre le strategie più adatte affinché vengano raggiunti dagli allievi. Non bisogna dimenticare di organizzare il lavoro in base al luogo dove la lezione avverrà (in palestra, in un prato o sul campo di atletica per esempio), in base alla presenza o meno di attrezzatura (palloni, coni, tappetini ecc.) e in base al tempo stimato della lezione (che deve essere messo a confronto col tempo effettivo, dipendente dal tipo di attività da svolgere). È importante anche segnalare la presenza di eventuali persone in situazione di handicap, in modo da poter adattare ulteriormente il lavoro.

Una lezione generica può essere divisa come segue: 

  • Fase preparatoria (riscaldamento): vengono allestiti degli esercizi di riscaldamento finalizzati allo scopo della lezione;
  • Fase di lavoro (parte centrale): la parte saliente della lezione nella quale si fanno fare esercizi specifici in base all’obbiettivo da raggiungere (miglioramento di capacità coordinative, condizionali, tecnica sport specifica ecc.);
  • Momento ludico: il gioco vero e proprio, può essere una vera e propria simulazione di una partita o può essere un gioco studiato ad hoc per stimolare ulteriormente le capacità specifiche da allenare;
  • Defaticamento: la fase finale della lezione, vengono fatti esercizi di defaticamento ed allungamento muscolare; è utile chiedere un feedback della lezione, in modo da far emergere quelle che possono essere state delle lacune o dei suggerimenti per migliorare.

Ognuna di queste fasi può essere divisa in ulteriori fasi, come aiuto per l’insegnante:

  • Fase introduttiva: il ruolo centrale di questa fase viene svolto dalla voce dell’insegnante, si basa sull’annuncio e la spiegazione degli obbiettivi della lezione, usando un vocabolario che sia allo stesso tempo tecnicamente corretto e di facile comprensione. In aiuto alla spiegazione si agisce tramite la dimostrazione dell’esercizio proposto, che può essere in forma diretta (fatta dal docente), indiretta (tramite la dimostrazione di uno degli alunni), totale (se viene dimostrato completamente l’esercizio) o parziale (se viene dimostrata solo una parte di una serie di gesti);
  • Fase attiva: in questa fase la didattica viene diretta dall’insegnante usando indicazioni e stimoli differenti attraverso il comando, che può essere diretto (si impone l’esecuzione di un esercizio, indicando le parti del corpo interessate, quelle accessorie, i punti di partenza e arrivo) o indiretto (per esempio attraverso l’imitazione). Insieme al comando è importante la guida dell’insegnante, per aiutare gli allievi nell’esecuzione tramite gesti o suoni che possono indicare l’inizio di una particolare azione; 
  • Fase di controllo: l’insegnante, come regista della lezione, ha il compito non solo di gestire gli esercizi, ma anche di sorveglianza, cioè garantire l’incolumità degli alunni in ogni fase del momento didattico, e di correzione, cioè far notare agli allievi gli errori di esecuzione, interpretazione, ritmo e orientamento predisponendo le strategie per correggere questi errori. La correzione può essere di tipo strettamente ginnastico se riguarda l’esecuzione tecnica di un gesto motorio, comportamentale se riguarda l’indole dell’allievo, individuale se riguardante un singolo caso o allievo e collettivo se predisposto per tutto il gruppo. Sorveglianza e correzione rientrano in quella che è l’assistenza, che può essere, oltre che di tipo ginnasticomorale e didattico, anche di tipo sanitario attraverso la realizzazione delle giuste tecniche di primo soccorso in caso di necessità. 

Questo piano di lavoro “tipo” è adatto sia ad un gruppo di componenti normodotati sia a gruppi nei quali sono presenti persone in situazione di handicap; la disabilità, menomazione o handicap non deve essere visto come una limitazione al lavoro, poiché al centro del nostro interesse c’è la persona e non la sua situazione. Con questo presupposto, ogni nostro intervento è un intervento adattato, non per questo deve spaventare l’educatore. Esistono delle strategie per facilitare l’apprendimento che aiutano gli insegnanti ed educatori ed un intervento che risulta essere flessibile e per nulla scontato è il segreto che può fornirci soluzioni efficaci a quelli che possono sembrare dei grossi problemi.

Riferimenti bibliografici
Lucio Cottini, Psicomotricità. Valutazione e metodi nell’intervento, Carocci Editore, edizione 2003, 2^ ristampa 2015

Paolo Secli e Andrea Ceciliani, Metodi e strumenti per l’insegnamento e l’apprendimento delle Scienze Motorie, EdiSES, 2014

A cura di
Dott. Matteo Tarolli

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