L’essere umano è spesso caratterizzato da un pensiero dicotomico, in cui vediamo le cose in bianco o in nero. Anche l’alimentazione è spesso soggetta da estremismi (come la fame nervosa), da una parte abbiamo una larga fetta della popolazione golosa e poco attenta alla qualità del cibo, all’estremo opposto troviamo invece gli ortoressici, ovvero le persone “fissate” col cibo sano.

Cosa si intende per ortoressia?
Anche se dalla definizione, l’ortoressia può sembrare più uno stile di vita “sano” piuttosto che un disturbo, la linea tra uno stile di vita sano e un disturbo è davvero molto sottile.
Per atteggiamento ortoressico si intende un comportamento alimentare, che esclude a priori, anche senza vere e proprie ragioni biochimiche o fisiologiche, determinate categorie d’alimenti. Tra le più comuni troviamo la carne, il latte, i cereali ed i carboidrati ed il glutine.
Le persone ortoressiche sono convinte, anche per via della cattiva informazione che fa credere che la scienza abbia dimostrato che alcuni alimenti o sostanze facciano male, che non bisogna mangiare determinati alimenti.

Oggi, per fortuna, sappiamo che la nostra salute è sì influenzata da quello che mangiamo, ma che è l’insieme del tutto a fare la differenza. Mangiare in modo saltuario e controllato, dolci, fritti o altri alimenti ipercalorici (ricchi di grassi o zuccheri) non comporta nessun pericolo per il nostro organismo.

Quali sono i sintomi dell’ortoressia?
L’ortoressico può essere riconosciuto attraverso diversi sintomi:

  • Sensi di colpa dopo aver mangiato alcuni alimenti;
  • Pensiero ossessivo verso il cibo;
  • Isolamento sociale;
  • Ricerca ossessiva del cibo sano;
  • Esclusione di alcune categorie d’alimenti non considerate pericolose dalle linee guida.

Esistono dei test da fare per l’ortoressia?
Nel 1997 il medico inglese Steve Bratman diagnosticò per la prima volta l’ortoressia (su sé stesso). Da questa autoanalisi elaborò un test per diagnosticare l’ortoressia, basato su 11 punti:

  • Pensi per almeno 3 ore al giorno al cibo?
  • Pensi a cosa mangerai il giorno dopo?
  • Mangiando provi soddisfazione per la qualità del cibo e non tanto per il suo gusto?
  • La percezione della qualità della tua vita cambia in relazione a cosa mangi?
  • Da quando pensi al cibo è aumentata l’ansia nella tua vita?
  • Sei diventato più severo con te stesso per quanto riguarda il cibo?
  • Migliori la tua autostima se mangi bene?
  • La prevenzione caratterizza le tue scelte alimentari?
  • Provi sensi di colpa se non mangi sano?
  • Pensi che l’autocontrollo sia associato al mangiare bene?
  • Pensi sia necessario integrare l’alimentazione?

Ecco le cause dell’ortoressia
Le maggiori cause dell’ortoressia riguarda principalmente il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti. Da una parte i modelli estetici dei mass media spingono sempre di più le persone verso fisici innaturali. Pertanto, ci si sente inadeguati ed esteticamente poco gradevoli.

La televisione ed internet bombardano sempre di più sulla pericolosità del cibo (antibiotici, pesticidi, ormoni, conservanti). Anche se bisognerà ancora lottare per una miglior qualità degli alimenti, dobbiamo ricordarci che i cibi non sono mai stati controllati e sono sicuri come ai giorni nostri. Anche se il consumatore si sente sempre di più minacciato dagli interessi delle multinazionali del cibo, a livello normativo le regole, soprattutto in Europa, sono sempre più stringenti e severe.

Questa falsa percezione, porta molte persone a preoccuparsi eccessivamente della qualità del cibo, escludendo a priori e senza ragione, alcune categorie di alimenti.

La differenza con i DCA (disturbi del comportamento alimentare) è che, mentre in questi tutte le attenzioni sono poste sulla quantità di cibo e sulle sue ricadute, nell’ortoressia tutte le preoccupazioni riguardano la qualità del cibo, il rischio di contaminazione, la minaccia che sia sporco e non sano, non puro e, si può trasformare in una vera e propria mania di persecuzione.

Cure e rimedi per l’ortoressia
La miglior cura per l’ortoressia è la presa di consapevolezza. Il soggetto ortoressico spesso è preda dei suoi pregiudizi psicologici. Crede che il suo atteggiamento sia funzionale alla sua salute e non vede motivo per modificarlo. È poco cosciente dell’aumentata ansia, rigidità e limiti che questo atteggiamento comporta e spesso ha una visione in bianco ed in nero.

A seconda della gravità dell’ortoressia può essere necessario l’aiuto di un medico e/o di uno psicologo, aiutando la persona attraverso un percorso, ad interpretare la dieta e lo stile di vita come qualcosa di flessibile e che al suo interno può avere una preponderanza di cibi sani ma con le dovute eccezioni.

Alan Aragon divide l’alimentazione in una torta composta da:

  • 70% cibi sani di cui amiamo il sapore;
  • 10% cibi sani di cui ci è indifferente il sapore;
  • 10% cibi semi-spazzatura di cui amiamo il sapore;
  • 10% cibi spazzatura che ci piacciono.

Se da una parte la popolazione mondiale sta ingrassando e si sta ammalando sempre di più, all’estremo troviamo una percentuale di persone con sempre di più atteggiamenti ortoressici. La salute psicofisica della persona e la sostenibilità nel lungo periodo, di uno stile di vita sano, passano per i giusti atteggiamenti psicologici, che vedono nel cibo sano la corretta alimentazione, ma senza inutili estremismi.

Riferimenti Bibliografici
Dunn T.M., et al – Orthorexia Nervosa: a Review of the Literature and Proposed Diagnostic Criteria – 2016;

Bosi A.T., et al – Prevalence of Orthorexia Nervosa in Resident Medical Doctors in the Faculty of Medicine – 2007;

Santarossa S., et al – Orthorexia on Instagram: a Descriptive Study Exploring the Online Conversation and Community Using the Netlytic Software – 2019;

A cura di
Dott. Gianmaria Celia e Dott.ssa Marta Doria

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