La programmazione didattica non è altro che una serie di operazioni, basate sull’organizzazione e fondata su obbiettivi ben precisi da insegnanti, istruttori, educatori e tante altre figure professionali.

Quando la programmazione didattica diventa efficace?
La programmazione didattica diventa efficace quando segue metodi didattici efficaci e alcuni importanti principi metodologici ovvero:

  • La presentazione del compito: sono fornite all’allievo spiegazioni e dimostrazioni prima, durante e dopo l’esecuzione, per facilitare la comprensione del compito, sviluppare la rappresentazione mentale del gesto e del piano d’azione, rafforzare l’esecuzione corretta e correggere l’errore. La rappresentazione mentale dell’azione viene così gradualmente perfezionata e diviene punto di riferimento e di confronto con le sensazioni derivanti dall’esecuzione, per regolare e modificare l’azione. Per una corretta presentazione del compito, si raccomanda di:

    -Fornire informazioni sintetiche, chiare, precise, limitate agli aspetti essenziali;
    -Definire verbalmente punti chiave dei movimenti che l’allievo posso poi utilizzare per regolare l’azione;
    -Presentare immagine attraverso dimostrazione, grafici, fotografie, disegni e filmati;
    -Collegare, immediatamente le informazioni fornite all’esperienza pratica;
    -Abbinare le informazioni visive alle istruzioni verbali per dirigere l’attenzione su aspetti rilevanti;
    -Porre domande e richiedere spiegazioni o riassunti dei punti principali per essere certi della comprensione;
    -Utilizzare dimostrazioni corrette, ma anche di allievi in fase di apprendimento;
    -Fornire prospettive adeguate di osservazione.
  • La quantità di pratica: è una variabile determinante per l’apprendimento cognitivo e motorio, è la quantità di esercitazioni sul compito. Si pensi, ad esempio, all’enorme quantità di tempo e di energie che gli atleti di alto livello dedicano alla ripetizione delle tecniche sportive. Pertanto, vanno predisposte accuratamente condizioni di esercitazioni che consentono il maggior tempo possibile di attività. Quando si lavora con un gruppo di allievi, utili strategie sono costituite da:

    -Limitazione dei tempi di spiegazione;
    -Suddivisione di gruppi numerosi in sottogruppi che si alternano frequentemente nella partecipazione attiva;
    -Assegnazione di compiti di osservazione e verifica dei compagni nei momenti di inattività;
    -Richiami verbali, in modo che gli allievi mantengano l’attenzione del compito.
  • La variabilità della pratica: la variabilità delle esperienze cognitive, motorie e delle caratteristiche ambientali, nelle quali il compito è svolto ha notevole rilevanza per l’apprendimento, sia cognitivo, che motorio e la prestazione. In particolare, in età giovanile, una ricca gamma di esperienze percettivo-motorie, costituisce la base per acquisizioni, sviluppo e capacità di trasferire conoscenze e competenze cognitive e di altre attività motorie (per esempio la psicomotricità), così come al contesto della vita quotidiana. La variabilità è altresì importante per lo sviluppo delle tecniche sia cognitive che motorie. Essa dunque è costituita da esperienze multilaterali, dalla pratica di molteplici programmi sia cognitivi che motori, necessari per far evolvere una motricità ricca e raffinata. Grazie alla variabilità i programmi cognitivi e motori, possono essere generalizzati a situazioni mai sperimentate in precedenza. Pertanto, dopo che è stata compresa la tecnica globale cognitiva e di movimento, la complessità delle richieste va gradualmente aumentata, se si tratta in particolare del movimento basta modificare gli spazi, i tempi esecutivi, le traiettorie, le dimensioni degli attrezzi, le distanze e le direzioni dell’azione;
  • L’organizzazione della variabilità: dopo aver stabilito che la variabilità delle esperienze facilita l’apprendimento, il problema didattico che si pone è l’organizzazione della variabilità all’interno di una o più sedute. Nell’insegnamento di varie abilità si possono scegliere modalità diverse, quali proporre una singola abilità in una seduta e richiedere molte ripetizione oppure proporre più abilità nella stessa seduta o infine, esercitare più abilità nella stessa lezione alternandole fra loro con una certa frequenza. Le modalità dell’organizzazione della variabilità possono essere distinte in due gruppi:

    La pratica per blocchi: sequenza di esercizi nei quali si ripete più volte lo stesso compito e deriva dalla convinzione che l’allievo debba esercitarsi ripetutamente su un compito, correggerlo ed affinarlo prima di passare al successivo;
    La pratica random o seriale: sequenza di esercizi nei quali si eseguono una varietà di compiti diversi senza un ordine particolare e perciò evitando o minimizzando le ripetizioni consecutive di ogni singolo compito, in quanto l’allievo si potrebbe demotivare e annoiare nel ripetere più volte lo stesso compito. Inoltre, nella pratica randomizzata si fa riferimento all’interferenza contestuale.

Dal punto di vista operativo, se si danno per scontati gli effetti vantaggiosi dell’interferenza contestuale, uno degli aspetti da considerare riguarda allora il modo in cui organizzare la pratica di apprendimento: la ripetizione continuata di un unico gesto, può determinare un abbassamento dell’impegno cognitivo ed un’esecuzione di tipo meccanico, la variazione degli stimoli costringe invece, ad un costante impegno attentivo e ad elaborazioni mentali più articolate. A tal proposito è preferibile far esercitare gli allievi su più compiti all’interno della stessa seduta, proponendo serie di esercitazioni variate, dove il numero di ripetizioni per serie deve essere tale da consentire una certa elaborazione cognitiva per la correzione dell’errore o il rinforzo dell’esecuzione corretta, ma per utilizzare efficacemente gli effetti di interferenza contestuale vanno alternati in forma seriale o randomizzata. Una metodica di organizzazione delle attività che si presta efficacemente a tale scopo è il lavoro a stazioni, con compiti diversi su cui esercitarsi per un certo tempo in ogni stazione.

  • La pratica globale o per parti: con questi termini vengono definiti nella letteratura scientifica internazionale i due concetti diffusi nella bibliografia italiana come metodo globale e metodo analitico. A livello scientifico, dunque, viene preferita una forma linguistica molto più operativa, evitando il termine “metodo” a cui sono attribuiti significati diversi, a seconda delle discipline, di cui esistono varietà di definizioni e criteri di classificazione con riferimenti a sistemi di valori anche complessi. Anche il termine “analitico” viene sostituito con “per parti” che rimanda ad una situazione più chiaramente operativa. Con la pratica globale il compito è presentato ed esercitato nella sua globalità, mentre con la pratica per parti il compito viene acquisito suddividendolo in segmenti, in seguito ricomposti nell’azione complessiva.  La decisione se adottare una pratica globale o quella per parti non è casuale, ma è determinata dalle caratteristiche del compito, ed in particolare da due aspetti: 
    -La complessità delle proposte;
    -La proprietà del compito.

Naturalmente vanno considerate anche le caratteristiche dell’allievo, poiché la complessità del compito va valutata in funzione delle capacità di colui che sta apprendendo. Infatti lo stesso compito può risultare complesso per un atleta, ma semplice per un altro.

  • Il feedback è un aspetto molto importante nell’insegnamento delle tecniche cognitive e motorie o sportive, riguarda le informazioni che l’insegnante, o istruttore o allenatore deve fornire al soggetto dopo l’esecuzione di un gesto tecnico, per permettere di correggere eventuali errori o ripetere nuovamente l’azione corretta. Oltre a dare informazioni sulla tecnica, è fondamentale perché aiuta a mantenere l’attenzione sul compito di apprendimento, contribuisce a sostenere, anche, la motivazione e l’impegno. Il feedback può essere:
    Verbale: viene utilizzata la comunicazione, tramite un linguaggio relativamente semplice e immediato;
    Estrinseco o esterno: in quanto proveniente da fonti esterne, ad esempio, le informazioni date dal docente;
    Intrinseco o interno: deriva dal sistema senso percettivo dell’allievo stesso durante e dopo l’esecuzione di un movimento;
    Valutativo: l’insegnate o l’allenatore può esprimere un giudizio su quanto l’allievo ha eseguito;
    Correttivo: fornire indicazioni per la correzione di un errore; 
    Negativo: centrando quindi l’attenzione sull’errore;
    Positivo: dando informazioni su aspetti corretti;
    Descrittivo: che dà informazioni sull’azione appena realizzata;|
    Prescrittivo: che ci indica cosa fare e cosa non fare nelle esecuzioni successive;
    Generale: vengono fornite informazioni di tipo generale, consigliato all’inizio
    Specifico: è efficace in quanto focalizza l’attenzione sul compito, viene consigliato successivamente e non all’inizio, quando l’allievo ha già preso familiarità con il compito e man a mano che le competenze aumentano è importante, anche, incrementare tassonomicamente il feedback specifico.
  • La correzione dell’errore: è un elemento importante nel processo di insegnamento/apprendimento. Rappresenta, però, solo l’ultimo momento di una sequenza di atti e decisioni didattiche che l’insegnante deve compiere. Nella teoria della psicomotricità vengono distinti due tipi di errore:
    Errore nella selezione della risposta: viene scelto un programma inappropriato per raggiungere l’obiettivo. Questo può avvenire a causa di una scorretta percezione del proprio corpo e dell’ambiente. Una risposta cognitiva o motoria può rilevarsi impropria anche per un cambiamento nell’ambiente dopo l’inizio dell’azione;
    Errore nell’esecuzione della risposta: il programma è scelto correttamente, ma l’esecuzione non viene controllata in modo preciso. Questo può avvenire nelle azioni non ancora bene apprese, ma anche in gesti automatizzati, quando la stanchezza o fattori emotivi, intervengono a condizionare il risultato finale del compito. 

È di fondamentale importanza, utilizzare una programmazione didattica efficace nella psicomotricità e in percorsi psicomotori, in quanto migliora le capacità e le abilità sia cognitive che motorie, quindi anche l’apprendimento, grazie a una maggiore organizzazione e capacità di concentrazione e di attenzione, stimolando il processo mnemonico e la motivazione.

A cura di
Dott.ssa Maria Cugliari

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