La riabilitazione in acqua, detta anche idroterapia, è un percorso di riabilitazione piuttosto recente. Solo da pochi anni, infatti, è entrata ufficialmente a far parte dei protocolli riabilitativi, nonostante fosse già utilizzata fin dall’antichità. Oggi, grazie anche ai suoi numerosi successi, possiamo finalmente affermare che tale forma di riabilitazione motoria è divenuta, a pieno titolo, parte integrante di molti percorsi riabilitativi.

Negli ultimi trent’anni, pian piano ha iniziato a integrare altri tipi di terapie, fino a essere considerata oggi un importante metodo riabilitativi per diversi disturbi muscolo-scheletrici e ad avere una sua autonomia terapeutica. Oggi è conosciuta anche come idrokinesiterapia.

I principi fisici su cui si basa l’idrokinesiterapia
La riabilitazione in acqua si basa su principi fisici dimostrati. Se tutti, per esperienza personale, possiamo affermare che in acqua ci si sente più leggeri e si fa meno fatica a sollevare pesi o a muoversi, la certezza scientifica di tutto ciò ci è data dal principio di Archimede.

Ma questo non è l’unico motivo per cui l’acqua è molto utile in riabilitazione. I principi e le proprietà fisiche dell’acqua sono diversi:

  • Il principio di Archimede dice che: “ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un fluido riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato”. Questo tipo di spinta si chiama spinta idrostatica e ciò significa che più ci immergiamo in acqua più il nostro peso si riduce. Di conseguenza, in un percorso riabilitativo l’acqua alleggerisce il peso sulle articolazioni e permettere di compiere esercizi che, fuori dall’acqua, potrebbero creare problemi alle articolazioni stesse;
  • Forza resistiva o drag force: detta anche resistenza fluidodinamica, è una forza che si contrappone a quella esercitata da un corpo in movimento immerso in quel fluido. Nel caso dell’acqua, essa ha una viscosità superiore a quella dell’aria e oppone una forza resistiva maggiore: di conseguenza, quando si cammina o ci si muove in acqua l’intensità dell’esercizio è circa doppia rispetto a quella che produrrebbe lo stesso esercizio all’aria;
  • Calore specifico: il calore specifico di una sostanza è la quantità di calore necessaria per aumentare o diminuire di un grado Celsius o Kelvin la temperatura della sostanza stessa. L’acqua ha un calore specifico molto elevato e richiede molta energia per piccoli incrementi di temperatura: di conseguenza ha una migliore omeostasi termica rispetto, per esempio, all’aria. Questo permette di mantenere una temperatura molto vicina a quella del corpo (intorno ai 32°-34°) con una serie di effetti positivi per la muscolatura tra cui l’effetto vasodilatatore, l’effetto miorilassante e l’innalzamento della soglia del dolore grazie alla riduzione di sensibilità.

Ma quando è consigliata la riabilitazione in acqua?
Grazie ai numerosi vantaggi di questa terapia, la sua applicazione è piuttosto vasta sia in campo neurologico, sia in campo ortopedico.

In ambito neurologico dà importanti risultati in caso di:

  • Patologie periferiche come poliomielite, policondiliti, neuriti;
  • Postumi di patologie centrali a livello midollare o cerebrale, come paraplegie, tetraplegie, atassie, postumi di traumi cranici, etc.;

In ambito ortopedico, invece, può essere usato in caso di:

Ha delle controindicazioni?
La riabilitazione in acqua presenta parecchi vantaggi e per una parte consistente di pazienti rappresenta la soluzione ideale. Tuttavia, possono esserci situazioni particolari o patologiche che possono sconsigliarla.

Prima di tutto, l’ambiente acquatico potrebbe non essere adatto a tutti: sebbene l’acqua non superi mai 1,20 metri di altezza e siano forniti al paziente attrezzi che favoriscono il galleggiamento, per alcune persone l’immersione in acqua potrebbe rappresentare un ostacolo a livello psicologico.

C’è, inoltre, da considerare che la temperatura dell’acqua favorisce la moltiplicazione dei germi e, per quanto l’ambiente venga sanificato con interventi di prevenzione, chi è affetto da infezioni cutanee o bronchiali è a rischio e mette a rischio la salute altrui. Pertanto, non va scelto questo tipo di terapia per chi è affetto da infezioni cutanee, congiuntiviti, piaghe o ulcere.
Inoltre, i soggetti allergici al cloro devono essere esclusi, poiché la prevenzione igienica delle vasche prevede, appunto, l’uso di cloro.

Infine, i pazienti con insufficienza cardiaca, insufficienza renale, diabete, crisi epilettiche e incontinenza urinaria potrebbero avere dei peggioramenti delle loro patologie.

Tecniche ed esercizi
La riabilitazione in acqua consiste nel fare svolgere al paziente vari esercizi, molte volte gli stessi che si eseguono in palestra, con il corpo parzialmente immerso nell’acqua. Dividendo tali esercizi in 4 grandi categorie possiamo parlare di esercitazioni mirate al miglioramento:

  • Del tono muscolare (esercizi a catena cinetica aperta, eccentrici o concentrici);
  • Della mobilità articolare e dell’equilibrio (esercizi di stretching, esercizi di mobilizzazione attiva/passiva, esercizi propriocettivi);
  • Al recupero degli schemi motori (deambulazione/corsa in sospensione. pedalata, slanci, balzi ecc.);
  • Al recupero del gesto sportivo (esercizi a catena cinetica chiusa in acqua poco profonda, balzi, skip, affondi, spostamenti laterali ecc.

Per aumentare la difficoltà dei movimenti, sarà sufficiente aumentarne l’ampiezza, la velocità oppure utilizzare un equipaggiamento che crei resistenza. Si può inoltre giocare sul grado di profondità dell’acqua diminuendola man mano che il paziente riacquisisce la funzionalità perduta tollerando carichi maggiori.

Riferimenti bibliografici
Benelli P. et al., – Idrochinesiterapia. Manuale di Riabilitazione in Acqua – 2015;

Valerio V. et al., – L’acqua elemento terapeutico. L’idrokinesiterapia – 2010;

A cura di
Dott.ssa Marta Doria e Dott. Gianmaria Celia

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