Quante volte hai sentito parlare di ipertensione arteriosa? Di cosa si tratta?
È una condizione caratterizzata dall’elevata pressione del sangue nelle arterie, la quale è determinata dalla quantità di sangue che viene pompata dal cuore.
È importante sottolineare che, non è una malattia, ma un fattore di rischio per questo è importante prevenire i danni che può provocare.
La pressione del sangue dipende principalmente dalle dimensioni corporee, motivo per cui bambini e adolescenti hanno una pressione molto inferiore a quella degli adulti. Infatti, è molto difficile stabilire il limite dell’ipertensione negli adolescenti in età evolutiva.
Per gli adulti, il Joint National Committee on Detection, Evaluation and Treatment of High Blood Pressure ha stabilito precisi paramenti sia per la pressione sanguigna sistolica (è la pressione più alta che si riscontra nelle arterie) e sia per la pressione sanguigna diastolica (è la pressione più bassa).

 Sistolica mmHgDiastolica mmHg
Normale< 120< 80
Pre-ipertensione120-13980-89
Ipertensione – Stadio 1140-15990-99
Ipertensione – Stadio 2> 160> 100

L’ipertensione porta il cuore a svolgere uno sforzo più del normale, poiché deve eliminare il sangue dal ventricolo contro una resistenza maggiore. Questo stress, con il tempo può causare un ingrossamento del cuore e rendere le arterie lacerate e meno elastiche.
L’ipertensione più frequente è quella idiopatica o essenziale, la quale può essere causata da:

L’ipertensione è inoltre un fattore di rischio per l’ictus, per l’infarto miocardico, per l’insufficienza cardiaca, per l’insufficienza renale. La pressione arteriosa (prevalentemente sistolica) aumenta con l’età, come conseguenza principalmente della maggiore rigidità dei vasi arteriosi.
Subisce delle variazioni durante la giornata: è più alta al mattino appena svegli, si riduce durante la giornata e tende ad aumentare nuovamente verso sera. Durante il sonno invece si riduce a valori inferiori rispetto a quelli del giorno. Con il caldo diminuisce la pressione arteriosa, mentre con il freddo aumenta. Infatti, non bisogna misurare la pressione dopo aver mangiato o dopo un’esposizione al freddo o al caldo.
Inoltre, aumenta durante uno sforzo fisico, come conseguenza di fattori emotivi.
Oltre a quella idiopatica, vi può essereun’ipertensione definita secondaria la quale si ha come conseguenza di altre patologie come la Sindrome di Cushing, condizione clinica caratterizzata dall’eccesso di ormoni glucocorticoidi nel circolo ematico (eccessiva produzione di cortisolo, detto ormone dello stress).
Le ipertensioni secondarie hanno cause ben precise. Se la causa si elimina, la pressione ritorna normale e il soggetto non presenta nessun problema.

Ti sei mai chiesto se un soggetto iperteso può svolgere attività fisica?
La risposta è SI.
Sono tanti, ormai, gli studi scientifici che lo dimostrano: l’attività fisica, in particolare, quella aerobica, riduce la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, grazie alla riduzione del tono simpatico.
Le linee guida stabilite sono 3/4 sedute settimanali per 30/45 minuti ad un livello di intensità pari al 50-70% della massima capacità di carico di lavoro.

Nello specifico, l’allenamento aerobico porta ad una riduzione della pressione in soggetti che presentano una ipertensione moderata. L’effetto, può essere un po’ più scarso, nei soggetti che presentano una ipertensione molto grave.
In seguito ad esercizio fisico, la pressione a riposo diminuisce nei soggetti che presentano una ipertensione moderata, probabilmente per via di una minore resistenza periferica. Inoltre, l’attività fisica riduce il grasso corporeo ed il livello di glucosio ematico, portando così una riduzione alla resistenza all’insulina, una possibile causa dell’ipertensione.

Riferimenti bibliografici
American College of Sports Medicine Position Stand (1993), Physical Activity, Physical Fitness and Hypertension, Medicine and Science in Sports and Exercise.
Fagard R. H. et al (1994), Physical Activity, Fitness and Hypertension.
Wilmore J. H., Costill D. L. “Physiology of Sport and Exercise” (2005).

A cura di
Dott.ssa Marta Doria e Dott. Gianmaria Celia

Commenta con Facebook