L’infortunio sportivo è un danno a seguito di un incidente improvviso che compromette il benessere dell’atleta, impedendogli di partecipare a successivi allenamenti o gare per un determinato periodo di tempo. Questo evento, per un’atleta, è assimilabile ad un vissuto di perdita della propria efficienza. Questi eventi possono, a livello psicologico, generare per l’atleta un senso di sfiducia verso sé stesso e verso le proprie capacità. L’atleta avverte un senso di minaccia rappresentato dal timore di non poter riprendere gli allenamenti e le gare. Se si tratta di uno sport di squadra, le ripercussioni saranno anche sulla squadra stessa. 

Come affrontare l’infortunio sportivo?
Dal punto di vista medico, dal punto di vista psicologico attraverso un aiuto psicologico all’atleta e alla squadra e dal punto di vista pedagogico e metodologico educando la squadra al concetto di “spirito di squadra”, che faccia sentire tutti i giocatori capaci di determinare collegialmente il risultato della partita.

L’impatto psicologico di un infortunio coinvolge almeno 4 aree:

  • Benessere fisico: dolore, restrizioni temporanee dei movimenti, fatica durante la riabilitazione, ecc;
  • Benessere emozionale: trauma psicologico, sensazione di angoscia, ecc;
  • Benessere sociale: perdita del ruolo, separazione dall’ambiente sportivo, ecc;
  • Influenza sul “sé”: alterazione dell’immagine del sé, minaccia agli obiettivi della propria vita.

L’impatto psicologico è direttamente proporzionale al grado dello stesso. Gli infortuni sportivi possono essere classificati come:

  • Mild: richiede terapia senza interruzione degli allenamenti;
  • Moderate: limita la partecipazione al programma di allenamento;
  • Major: richiede tempi lunghi spesso operazione o ricovero;
  • Sport disabling: impedisce di tornare ai livelli più alti della performance
  • Catastophic: causa una disabilità permanente, fine della carriera.

Le fasi dell’infortunio sportivo ed i vissuti dell’atleta possono essere così classificati:

Fase acuta post-infortunio: è caratterizzata da un’alta concentrazione di vissuti negativi che si riducono progressivamente con un efficace recupero. Le emozioni sono diverse e dipendono dalle caratteristiche del giocatore: rabbia, tristezza, ansia, apatia e sfiducia nel futuro, possono portare l’atleta all’abbandono dell’attività sportiva

Fase di riabilitazione: le emozioni vissute nella fase precedente si riducono o si ripresentano nuovamente al manifestarsi di dolori eccessivi o aggiuntivi che faranno preoccupare l’atleta. L’assenza di fiducia dell’atleta, nell’efficacia del trattamento, avrà un aspetto negativo sulla sua capacità di impegnarsi. Quindi sarà fondamentale la motivazione intrinseca, ovvero la spinta di voler continuare ad impegnarsi. 

Fase di ritorno allo sport: è dimostrato che gli atleti motivati, competitivi con un buon livello di autoefficacia, tornano più frequentemente allo sport. 

Gli interventi educativi sono mirati a portare l’atleta:

  • Alla consapevolezza delle cause che hanno determinato il trauma;
  • Ad affrontare con fiducia e determinazione le cure;
  • Ad acquisire una nuova sicurezza basata sul controllo del corpo dopo l’evento traumatico togliendo il relativo senso di sfiducia che si può creare;
  • A creare un senso di fiducia condiviso con la squadra;
  • Ad assumere comportamenti di prevenzione verso i traumi sportivi.

Durante il processo riabilitativo, possono verificarsi delle difficoltà a causa del dolore percepito dall’atleta. In tal caso l’operatore dovrà aiutare l’atleta a conoscere e capire il dolore distinguendo i diversi tipi di dolore, utilizzare le informazioni che il dolore fornisce ed elaborare le strategie di gestione del dolore. Si otterrà così l’obiettivo di ridurre la paura e la negazione del dolore ed incrementare la sensazione di controllo.

A cura di
Dott.ssa Marta Doria e Dott. Gianmaria Celia

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