A quanti di noi è già capitato di notare un aumento di peso improvviso, avvertire un senso di spossatezza oppure soffrire di insonnia: ne parliamo con il nostro medico e ci viene consigliato, di controllare la funzionalità tiroidea.

Se poi facciamo regolarmente attività fisica (o se pratichiamo da molto tempo uno sport a livello agonistico) i sintomi tipici di una disfunzione tiroidea potrebbero essere ancora più difficili da individuare, perché molto simili a quelli di un normale calo delle prestazioni fisiche.

Ma cos’è la tiroide e a cosa serve?
La tiroide è una ghiandola di dimensioni ridotte, dalla forma paragonabile a quella di una farfalla; si trova alla base del collo e, la sua importanza è legata agli ormoni che produce.
T3 e T4 sono gli ormoni cosiddetti “tiroidei” che, in azione combinata con gli ormoni secreti da altre ghiandole (come l’ipofisi), regolano il funzionamento di una serie di meccanismi vitali, tra cui:

  • L’attività cardiovascolare;
  • La termoregolazione corporea;
  • Il metabolismo di zuccheri e grassi;
  • La sintesi proteica;
  • L’accrescimento e lo sviluppo del feto, nelle donne in gravidanza.

Si stimano essere quasi 6 milioni gli italiani che soffrono di patologie a carico della tiroide: queste dipendono principalmente da un eccesso o da una carenza nella produzione degli ormoni tiroidei. Le disfunzioni tiroidee appartengono a tre macro-categorie:

  • Alterazioni strutturali della tiroide: l’elemento preponderante nella composizione dell’ormone tiroideo T4 è lo iodio: una sua carenza può quindi causare una secrezione ormonale disfunzionale e generare, in alcuni casi, una patologia di tipo nodulare. A tal proposito, si parla comunemente di “gozzo”;
  • Ipertiroidismo: la funzionalità eccessiva della ghiandola tiroidea comporta una produzione maggiorata dei suoi ormoni. Si tratta di una vera e propria sindrome: i soggetti che ne soffrono lamentano effetti come il dimagrimento, l’insonnia e l’iperattività. Negli sportivi, in particolare, un aumento della funzione tiroidea determina uno stato iper-dinamico, con aumento del battito cardiaco, resistenza ridotta e la conseguente possibile comparsa di tachicardie e aritmie;
  • Ipotiroidismo: all’opposto, quando la tiroide lavora meno del solito si potrebbe incorrere nel rischio di un deficit ormonale. In tal caso, il paziente accuserà malesseri diversi, tra cui: sonnolenza, spossatezza, alterazioni del tono dell’umore, rallentamento motorio, aumento di peso e incremento dei livelli di colesterolo.

Tiroide e attività sportive ad alta intensità
L’esercizio fisico è un fattore che regola l’assunzione e il consumo di energia; praticare sport, infatti, influenza la nostra capacità di metabolizzare macronutrienti come glucosio, lipidi e proteine. Per questi motivi, un esercizio fisico intenso e/o di lunga durata cambia inevitabilmente anche la risposta del nostro sistema endocrino alle modifiche metaboliche.

In particolare, l’attività sportiva promuove la produzione dei cosiddetti reactive oxigen species (ROS): si tratta di prodotti del metabolismo dell’ossigeno che ha luogo nel muscolo, che causano un aumento dell’atrofia muscolare, nonché una riduzione della forza. In questi casi, di parla anche di stress ossidativo muscolare.

Poiché sia l’ipertiroidismo che l’ipotiroidismo aumentano la produzione di ROS muscolare, ecco che una delle conseguenze patologiche potrebbe essere uno stato infiammatorio locale a carico del muscolo stesso, oppure del tendine.
Fortunatamente, durante la fase acuta dell’esercizio fisico il nostro sistema endocrino attiva anche altre ghiandole, che garantiscono l’omeostasi durante l’attività fisica prolungata: questa compensazione organica contribuisce senz’altro a non sovraccaricare la tiroide, ma non ci esime dal prestare comunque la massima attenzione agli eventuali sintomi di un suo malfunzionamento.

Ma quali sono i sintomi?
Abbiamo visto finora come gli ormoni tiroidei abbiano un impatto diretto sul nostro metabolismo; le loro oscillazioni si adattano cioè allo sforzo prodotto dal nostro fisico e possono condizionare negativamente anche la performance sportiva.
Se la tiroide non è in perfetta forma, inizialmente essa tenderà ad adattarsi allo sforzo, aumentando la produzione di ormoni attivi; solo in seguito la diminuirà progressivamente (talvolta oltre i livelli minimi fisiologici) per consentire all’organismo di bilanciarsi.

In condizioni di ipotiroidismo, un soggetto sportivo potrebbe essere interessato da sintomi quali:

  • Un ridotto apporto di ossigeno ai tessuti;
  • Una compromissione della vascolarizzazione muscolare;
  • Scarsa resistenza fisica;
  • Difficoltà nel recupero post-traumatico;
  • Intensa sudorazione anche a riposo.

In questo caso si ha spesso aumento più o meno modesto del peso con ritenzione idrica, aumento del colesterolo collegato all’innalzamento del Tsh, maggiore incidenza di sindrome metabolica che costituisce una delle principali cause di obesità. Nell’ambito dell’esercizio fisico è da preferire l’attività aerobica che ha l’effetto di ridurre l’iperinsulinismo.

Per l’ipertiroidismo, invece, i campanelli d’allarme sono quelli già citati sopra ovvero (iperdinamicità, aumento del battito cardiaco, resistenza ridotta, tachicardie, aritmie), con in più l’ansia dell’agonista, derivante dalla difficoltà nel raggiungere lo stato di performance desiderato.

La buona notizia? Nell’ambito di un quadro clinico complessivamente in salute, la maggior parte delle patologie tiroidee sono curabili. Risultano cioè facilmente monitorabili.


Riferimenti Bibliografici
Lenzi A., et al – Endocrinologia e Attività Motorie – 2008;

Khan A. et al – Thyroid Disorders, Etiology and Prevalence – 2017;

A cura di
Dott. Gianmaria Celia e Dott.ssa Marta Doria

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