In ambito di psicologia sportiva le recenti ricerche stanno progressivamente dimostrando la patogenesi multifattoriale degli infortuni sportivi (Lysens et at.1991; Williams, 2001): alcuni fattori di rischio, anche molto diversi fra loro, interagiscono nel processo di genesi degli infortuni sportivi.

Si possono distinguere 2 macro-tipologie di fattori di rischio, strettamente interconnesse e riferite a: 

  • Cause estrinseche, legate al tipo di sport e di attività motoria svolta, al modo in cui è praticata, ai fattori di contesto, all’equipaggiamento, ecc…;
  • Cause intrinseche, riferite alle caratteristiche personali, tanto fisiche quanto psicologiche, dell’atleta infortunato.

Tipologie di infortuni e sedi più frequenti

Gli infortuni sportivi sono spesso da mettere in relazione con il tipo di sport praticato. Ad esempio:

Negli sport di squadra anche il ruolo può portare ad una differente frequenza di infortuni. Nel calcio, ad esempio, il 50% degli infortunati sono centrocampisti, il 33% difensori ed il restante 17% attaccanti.

Gli infortuni ogni anno hanno una percentuale elevata e a questo proposito diverse ricerche si sono orientate a questa problematica in ottica di prevenzione. È emerso che le cause degli infortuni possono essere anche di natura psicologica e diversi studi si sono occupati della questione negli ultimi anni; molte di queste ricerche si sono basate sullo “stress injury model” e sullo “stress-coping model”.

Questo studio aveva come obiettivo l’analisi dell’influenza di fattori psicosociali sul rischio di infortuni, i risultati hanno mostrato che diversi fattori psicosociali possono far incrementare il rischio di infortuni nei calciatori.
Inoltre, un risultato importante che è emerso, fattori come la capacità di risposta allo stress (ad esempio l’abilità di controllare lo stato di ansia) possono prevenire gli infortuni nello sport.

In particolare, Williams e Andersen hanno sviluppato, e successivamente rivisto, quello che è considerato il più influente modello teorico negli studi psicosociali sugli infortuni contribuendo a chiarire in questa cornice teorica, il ruolo che alcune variabili psicosociali giocano nel processo di infortunio sportivo. Questo modello sostiene come la relazione fra infortuni sportivi e variabili psicosociali sia mediata primariamente dalla percezione e dalle risposte allo stress, tanto di tipo cognitivo quanto in termini di cambiamenti fisiologici e attentivi.

L’ipotesi centrale di questo modello è che gli individui con una storia di stress, con particolari caratteristiche personali di risposta allo stress e con poche risorse per affrontarlo sono in una situazione di rischio maggiore. Lo stress è una risposta psicofisica ad un compito, di natura emotiva, cognitiva o sociale, che la persona percepisce come eccessivo. Il modo in cui ci comportiamo per fronteggiare gli eventi della vita è fortemente legato alla valutazione cognitiva che facciamo di essi e a seconda della situazione utilizziamo una strategia comportamentale che consideriamo adeguata alla situazione.

La risposta a questo stato emotivo comporta una relazione bidirezionale tra valutazione cognitiva individuale e fattore esterno potenzialmente stressante, la conseguenza potrebbe facilmente essere:

  • Una riduzione dell’attenzione;
  • Maggiore distrazione;
  • Livello alto di tensione muscolare.

È stato dimostrato che lo stress provoca anche un aumento della tensione muscolare e difficoltà di coordinazione provocando di conseguenza il rischio di lesioni dell’atleta.

Ma quanti sono i fattori di rischio?

I fattori di rischio sono suddivisi in 3 categorie principali:

  • Personalità: è definita come quell’insieme distintivo e caratteristico che definiscono lo stile personale. In condizioni di stress, la personalità evoca risposte particolari dagli altri. Diversi studi hanno dimostrato come lo stato d’animo sia correlato con il verificarsi di lesioni: atleti con stato d’animo positivo all’inizio della stagione hanno subito meno infortuni durante la stagione stessa.
  • Storia dei fattori di stress: dagli studi effettuati è emerso che c’è una connessione tra infortunio e stress. I fattori di rischio (stress di eventi particolari, stati di ansia o storia di passati infortuni) inducono ad una riduzione di concentrazione durante l’allenamento. La gestione delle risorse può tornare utile ad affrontare fattori di stress. Il supporto sociale è una tra queste, è stato dimostrato infatti che chi ha goduto di tale supporto ha subito meno infortuni.
  • Risorse di coping.

Sulla base di tutti gli studi orientati alle ricerche e in particolare al modello di Williams e Andersen emerge un quadro così riassumibile:

  • Esiste una relazione tra numero di variabili di personalità e aumento di rischio;
  • Esiste una relazione tra stress e infortunio;
  • Esiste una relazione inversamente proporzionale tra numero di tipi di strategie di coping e rischio infortunio;
  • Esiste una relazione tra livello di ansia e rischio lesioni;
  • Alcuni fattori psicologici predispongono al rischio;
  • Lo stress delle atlete infortunate sembra essere più alto rispetto ai maschi.

Riferimenti Bibliografici
Rogers, T. M., et al – Mediating Effects of Pheripheral Vision in the Life Event Stress/Athletic Injury Relationship. Journal of Sport and Exercise Psychology – 2005;

Vitali, F. – Psicologia dello Sport, Recupero e Prevenzione dell’Infortunio Sportivo: una Ricerca sul Contributo della Imagery – 2011;

Williams, J. M., et al – Psychosocial Antecedents of Sport Injury: Review and Critique of the Stress and Injury Model. Journal of Applied Sport Psychology – 1998;

A cura di
Dott. Gianmaria Celia e Dott.ssa Marta Doria

Commenta con Facebook