Essere veloci, esplosivi e reattivi è un traguardo tanto ambito quanto difficile. Infatti, la predisposizione alla velocità è fondamentale e significa possedere o no una tipologia muscolare ben precisa. 

In generale, la velocità è la capacità di eseguire degli spostamenti nel più breve tempo possibile. Per velocità si può quindi intendere il tempo impiegato a compiere uno spostamento del corpo o di un suo segmento, da un punto A ad un punto B, senza che intervenga la fatica; oppure il tempo impiegato a compiere un esercizio, sia esso ciclico come uno sprint in linea, sia aciclico come uno stop e tiro. 

Nell’attività specifica del calciatore, la definizione di velocità non prende in considerazione solo le capacità di correre, scattare e partire veloce, ma anche quella di agire e reagire rapidamente, la prontezza nell’affrontare il pallone, la comprensione immediata di una determinata situazione di gioco e la capacità di approfittarne. La velocità nel calciatore non è una velocità di tipo “puro”, come potrebbe essere, per esempio, quella di uno sprinter, ma al contrario dovrebbe essere considerata come una velocità di tipo “tecnico-tattico”, e come tale andrebbe valutata e trattata da un punto di vista metodologico. 

La velocità si compone di almeno sei elementi: forza esplosiva, velocità percettiva, velocità di anticipazione, velocità di reazione, velocità motoria ciclica e aciclica e velocità di azione

Secondo J. Weineck nel calciatore la capacità di velocità contempla diversi aspetti, alcuni dei quali sono riconducibili a velocità di tipo cognitivo-comportamentale (velocità percettiva, di anticipazione, di decisione), mentre altri aspetti dipendono da un’efficienza di tipo più squisitamente neuromotorio (velocità di reazione, motoria senza palla, d’azione con il pallone, d’intervento). Ad oggi sembrerebbe che la velocità cognitivo-comportamentale, cioè quella più in relazione con le abilità di trattare rapidamente le informazioni insite nella dinamica del gioco del calcio, abbia margini di miglioramento decisamente superiori rispetto alla velocità di tipo motorio che, invece, sembrerebbe possedere i connotati di un’attitudine meno influenzabile dal processo di allenamento.

La velocità neuromotoria è caratterizzata da un periodo chiamato “fase sensibile” che va dai 7 ai 15 anni, in cui il suo allenamento garantisce risultati migliori di quanto il medesimo produca in altri periodi.

In considerazione dell’importanza di questo tipo di prestazione sull’esito finale della partita, diventa estremamente vantaggioso per il calciatore quindi allenare la velocità. Tuttavia, nel calcio, dato che la lunghezza media di uno sprint è di circa 20 metri, più che di velocità pura, è più corretto parlare di capacità di accelerazione. 

Parlando di allenamento anaerobico, questo può essere classificato in allenamento della velocità e della resistenza alla velocità, a sua volta ulteriormente suddivisibile in due tipologie di lavoro: di produzione e di mantenimento.

L’allenamento della velocità ha l’obiettivo di migliorare: la capacità di percepire le situazioni di gioco che richiedono un’azione immediata, l’abilità di intraprendere azioni istantanee quando necessario e la capacità di produrre forza in modo rapido durante le attività svolte ad alta intensità. Nell’allenamento della velocità, i giocatori devono essere impegnati in prestazioni massimali per periodi di tempo brevi. Le pause tra uno scatto e l’altro dovrebbero essere sufficientemente lunghe da consentire ai muscoli un recupero quasi completo e permettere quindi al calciatore di eseguire un’attività massimale anche nella ripetizione successiva. Quando viene eseguita un’esercitazione finalizzata all’allenamento della velocità per 5-10 secondi, viene stimolata anche la resistenza alla velocità, in quanto l’organismo è costretto a lavorare in condizioni che determinano una considerevole produzione di lattato. 

Dal punto di vista dell’organizzazione, l’allenamento della velocità dovrebbe essere realizzato riproducendo principalmente situazioni simili a quelle di gioco in considerazione del fatto che uno dei più importanti risultati che si vogliono ottenere è quello di migliorare la capacità dei giocatori di anticipare e di reagire nel corso delle diverse situazioni di gioco. L’obiettivo è dunque quello di migliorare l’abilità di un giocatore di percepire, valutare e agire rapidamente in situazioni in cui la velocità è essenziale.

Secondo Bisciotti per allenare la velocità è necessario costruire un programma organico e razionale, strutturato in cinque tappe fondamentali. La prima tappa consiste nel lavoro sullo sprint, che non presenta particolari difficoltà organizzative e non richiede alcun materiale specifico per la sua attuazione. Inoltre, le sedute basate su questo tipo di lavoro sono relativamente brevi e normalmente gradite ai giocatori. Il lavoro sullo sprint consente di raggiungere piuttosto rapidamente risultati concreti. La seconda tappa è basata sui balzi orizzontali, la terza su quelli verticali, la quarta prevede il lavoro pliometrico e, infine, la quinta tappa comprende l’allenamento di forza, obbligatorio per il miglioramento della capacità di accelerazione. 

Oggi per “Game-speed” si intende una “capacità contesto-specifica” con la quale un atleta massimizza la sua performance, applicando movimenti sport-specifici con velocità, precisione, efficienza e controllo ottimali, sia in anticipazione di, che in risposta a stimoli percettivi più importanti e alle abilità richieste dal gioco.

Riferimenti Bibliografici
Ferretti F., Arcelli E., Bisciotti GN., Castellini E., Congedo P., Gatteschi L., Rampinini E., Roi GS., Sannicandro I., (2011) – L’allenamento fisico nel calcio. Concetti e principi metodologici Editoriale Sport Italia;

Bangsbo J., (2006) Preparazione fisico-atletica del calciatore. Allenamento aerobico e anaerobico nel calcio, Calzetti-Mariucci Editori;

Jeffreys  I., Bate D., (2010) Soccer Speed, Human Kinetics Publishers;

A cura di
Dott. Gri Alessandro

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